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Mar, Feb

Lavoro da morire

Lavoro da morire

Economia

Uno foto che parla da sè, scattata su un cantiere a Taranto. Morti bianche - nell'edilizia, cosi come in qualsiasi altro comparto produttivo - e lavoro nero: la diade perfetta di un'urticante imperfezione. I dati-choc dell'Osservatorio Sicurezza sul lavoro, nel nostro Paese

Lavoro da morire recita il titolo di un libro di qualche anno fa, edito da Einaudi. E, nel sottotitolo, a voler marcare una differenza in negativo tra il nostro Paese e il resto d’Europa: “Racconti di un’Italia sfruttata”. La foto che vi proponiamo in questo articolo, scattata su un cantiere a Taranto, acquisita per gentile concessione di un nostro affezionato lettore, parla da sé. Come ogni scatto che catturi la realtà, nuda e cruda, dolente e inopportuna, non necessita di commenti ulteriori. Robert Capa sosteneva che la parola sporca l’immagine quando, quest’ultima, ha un valore che la trascende. Ponendosi su un piano altro rispetto a speculazioni lessicali e tornaconti politico-giornalistici. Basti solo sapere, per amore della statistica, che è tutto fuorché una scienza fredda, come il differenziale tra 2018 e 2019, per quel che concerne le morti bianchi nel comparto dell’edilizia, registri un segno positivo del 7,4% (dati dell’Osservatorio Sicurezza sul lavoro). Lavorare stanca anche, come ci ha insegnato Cesare Pavese, ma a casa bisogna pur tornare. La pelle va salvata nonostante il salario. Specie, poi, se questo dovesse essere elargito a nero. Morti bianche, lavoro nero: una diade perfetta nella sua urticante imperfezione. La dignità umana avrà significati un tantino più importante delle sottigliezze cromatiche? Nell’Italia che si atteggia a Paese civile, del mondo industrializzato, dalla cultura occidentale, la sicurezza sui cantieri resta ancora un tema inevaso. Con il lavoro, quello malato, a segnate il confine labile tra la vita e la morte…