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Lun, Giu

Ex Ilva, sciopero lavoratori e sit in: "Via Arcelor Mittal da Taranto"

Ex Ilva, sciopero lavoratori e sit in: "Via Arcelor Mittal da Taranto"

Economia

Appare unanime la voce di sindacati e lavoratori che quest'oggi hanno chiesto garanzie al governo in merito alla vertenza ex Ilva. Nessun intervento ambientale, estesa la cassa integrazione e una generalizzata insofferenza. La gestione del gruppo franco indiano appare sempre più votata ad un disimpegno

Sciopero di 24 ore e sit in sotto la Prefettura di Taranto. Sindacati e lavoratori del siderurgico chiedono che ArcelorMittal lasci la città. Evidente secondo Fim, Fiom, Uilm e Usb la gestione fallimentare del gruppo franco indiano. “La multinazionale del ricatto e del terrore deve andare via da Taranto, via Arcelor, via la Morselli degna rappresentante di una multinazionale che usa a proprio piacimento, disprezza e distrugge il futuro dei lavoratori. Promesse mai mantenute, - spiega il coordinatore provinciale Usb Taranto Francesco Rizzo – la società usa i lavoratori per ampliare la cassa integrazione e chiedere al governo i 400 milioni di euro. Non ha fatto nulla in quanto ambientalizzazione e ha creato un clima pesante". Lunedì i sindacati sono attesi al ministero dello Sviluppo economico. "Ci auguriamo -conclude Rizzo - che il ministro Patuanelli prenda in mano il fascicolo dell’Ilva”.

"Una manifestazione alla quale hanno preso parte dipendenti diretti di Am, lavoratori delle aziende dell'appalto e gli ex Ilva in Amministrazione Straordinaria. Ciascuno di questi è portatore di una storia di lavoro svilito, malato, privato della sua dignità. - aggiunge Rizzo - I dipendenti della multinazionale vengono licenziati senza un vero motivo valido e trovano i badge disattivati da un giorno all'altro; i lavoratori delle ditte dell'appalto vivono indirettamente le conseguenze del mancato pagamento degli arretrati alle aziende per le quali operano; gli ex Ilva in AS subiscono scelte arbitrarie nella scelta del criterio utilizzato per stilare le graduatorie e quindi per individuare le unità lavorative da assumere direttamente. Al mancato rispetto per i diritti dei lavoratori si aggiunge quello mostrato nei confronti del sindacato, dal momento che la multinazionale non dialoga con le organizzazioni, e ancora quello nei confronti delle Istituzioni e della città, considerato che non rispetta gli impegni assunti nell'accordo col Governo né sul piano occupazionale, né su quello ambientale".  "Da qualunque parte la si veda, questa gestione è, per le varie ragioni elencate, un vero e proprio fallimento: il dramma economico si aggiunge a quello ambientale. - aggiunge - Questo è ormai un dato di fatto, difficile da mettere in dubbio. Per questo oggi il primo passo da fare non può che essere quello dell'allontanamento del gruppo franco-indiano. Il Governo, subito dopo, dovrà mettere in sicurezza la fabbrica e aprire la discussione sulle alternative future per i lavoratori e per i loro figli. Per noi la strada è l'accordo di programma mirato a costruire un domani senza la grande industria. Apprendiamo la triste notizia che arriva da Genova: un collega è stato ritrovato questa mattina senza vita. - conclude Rizzo -La nostra vicinanza alla famiglia del lavoratore prematuramente scomparso".

Sulla medesima lunghezza d’onda il segretario provinciale Uilm Taranto, Antonio Talò: “Chiediamo all’unico interlocutore che è lo Stato una presa di posizione. Una situazione impossibile di precariato quella vissuta dagli operai. La multinazionale ha già deciso di disattendere qualsiasi accordo. Chiederemo al Prefetto di rappresentare le ragioni dei lavoratori presso il governo e lunedì nella interlocuzione che avremo con il ministro dello Sviluppo eocnomico comprenderemo quali siano le reali intenzioni dell’esecutivo per l’ex Ilva”.

Da Giuseppe Romano segretario provinciale Fiom Cgil “il tempo è scaduto". "La fabbrica gestita da Arcelor Mittal - spiega - è nei fatti agli sgoccioli. Siamo qui per sollecitare le istituzioni, Prefetto e governo, e capire cosa voglia fare della siderurgia in Italia, dal punto di vista ambientale e della produzione. L'incontro di lunedì a Roma è un punto di partenza”.

Per il segretario provinciale Fim Cisl Taranto Brindisi, Biagio Prisciano “il governo deve riaprire la vertenza ex Ilva e dare risposte giuste e certe ai lavoratori Arcelor, in amministrazione straordinaria e dell’indotto”. “Portiamo le loro grida –aggiunge –mentre il gruppo si trincera dietro al covid, con cassa integrazione spropositata, lavori ambientali sospesi. Il premier Conte è venuto a Taranto due volte per un piano che non conosciamo e un accordo fatto il 4 marzo. Ora il gruppo tirasse fuori le carte e dicesse qual è la sua intenzione. Il governo è garante dell’accordo stipulato il 6 settembre 2018 e ci aspettiamo risposte. Nel frattempo lunedì proseguirà lo sciopero dei lavoratori, di 4 ore a livello nazionale, e di 8 per gli operai di Taranto”.

Dal gruppo da tempo insofferenza, disimpegno e palese volontà di abbandonare il progetto. Nel frattempo segnali poco rassicuranti dall'industria che, secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, perderebbe oltre 100 milioni al mese, “con due soli altiforni in funzione, altiforni, 4.900 dipendenti fuori dallo stabilimento tra cassintegrati e assenti per ferie, malattie e permessi della legge 104. Dopo circa 700 milioni bruciati nel 2019 a un ritmo di 1,9 milioni di euro al giorno (dati forniti dai sindacati) per Arcelor Mittal le perdite avrebbero subito un’accelerazione a fine 2019”.