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Gio, Ott

Riqualificare Taranto? Sì, ma senza passare dalle aziende baresi

Riqualificare Taranto? Sì, ma senza passare dalle aziende baresi

Economia

Comunicato di Confimprese che denuncia appalto ad imprese del capoluogo regionale per la costruzione del nuovo ospedale San Cataldo

Riqualificazione di Taranto e rimozione di quell’etichetta che la identifica come “Città a vocazione industriale”? L’importante è che ciò avvenga valorizzando l’economia locale e non arricchendo di riflesso altre realtà regionali.

È quanto denuncia Confimprese Taranto, all’indomani della visita del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte nel capoluogo ionico.

L’associazione infatti, pur riconoscendo la bontà delle azioni intraprese, la posa della prima pietra dell’ospedale San Cataldo, l’istituzione di una Facoltà di Medicina e Chirurgia nel cuore della città, sottolinea che a lavorare saranno tutti meno che i tarantini. “La costruzione dell’ospedale – afferma Federico Greco, presidente di Confimprese Taranto - appaltata ad aziende del barese, nulla porta, come ricaduta economica, alla città. Attenzione però, non diciamo che la costruzione di un nuovo Polo Sanitario non servisse, diciamo solo che in un tempo quale quello odierno, non vi sarà lavoro per nessun tarantino”.

Bersaglio dell’associazione ionica anche il famoso Cis, “ormai attivo da alcuni anni ma in effetti non ancora utilizzato per la città se non per la parte inerente il porto”.

La denuncia, inoltre, si estende anche agli aiuti, statali e regionali, che non sarebbero arrivati a micro e piccole imprese: per Confimprese “la Potenza di Fuoco dello Stato Italiano ha abbandonato parte delle aziende per favorirne altre. Anche la Regione Puglia non ha fatto grandi cose, basta pensare alla veloce chiusura dei bandi di Microcredito e Articolo secondo per mancanza di fondi”.

Liquidità immediata, dunque, per quelle imprese che rischiano il fallimento, per far sì che i settori più penalizzati non decidano di rivolgersi all’usura.