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Il Governo manda avanti i commissari sulla vendità dell'impianto siderurgico ad Arcelor Mittal. L'atto di aggiudicazione, che firmerà il ministro Calenda, è un mero aspetto procedurale di una decisione già presa. Perchè questo scatto in avanti a pochi giorni dal monito dell'Antitrust europeo sulle quote di mercato dominante detenute proprio dal gruppo franco-indiano? Qual è il rapporto tra una certa sinistra istituzionale e Intesa San Paolo nel pericoloso dedalo tarantino?

Lo stato confusionale del decisore pubblico italiano, degli esperti da lui scelti o contigui e, infine, del rapporto con il famigerato quanto esiziale capitalismo di relazione è misurabile nel caso Ilva, Mps, Popolari venete e infine nell’approvazione della Commissione d’inchiesta sul sistema bancario. Commissione che è solo annunciata e per finalità mediatiche, ma che molto difficilmente troverà realizzazione. Tanto è vero che alla Camera il partito di maggioranza ha imposto prevalendo, per 48 voti, che l’ordine del giorno non fosse modificato in favore della votazione sulla commissione d’inchiesta. La strumentale motivazione? Bisognava discutere e votare  prima del provvedimento sui parchi, che era oggetto di  400 emendamenti e poi trattare della Commissione d’inchiesta sulle banche. Quattrocento emendamenti: per discuterli e votarli ci vuole tantissimo mentre sulla Commissione d’inchiesta, che anche il segretario del partito utilizza in ogni incontro, si sarebbe potuto procedere subito. Insomma, la volontà evidente di guadagnare tempo perché nella realtà non si vogliono colpi di scena su quell’universo opaco,  in cui sono nascosti rilevanti e inquietanti interrogativi. Infatti, il Pd al Senato ha respinto due emendamenti : “Ci sono stati atti speculativi sui titoli delle popolari che dalla RIFORMA sono OBBLIGATE a TRASFORMARSI in società per azioni ?  Banche d’affari estere e/o fondi di investimento europei - e Usa - erano interessate alla trasformazione in Spa per acquisire il controllo?”
Su Ilva siamo alla incredulità se è vero quanto emerge dalle presunte decisioni dei tre commissari di nomina governativa che gestiscono la vendita di Ilva. Abbiamo riferito dell’esistenza di un incontro, a Bruxelles, avvenuto due mesi fa tra la Commissione e le due cordate, per discussioni riguardanti la competitività e i tetti antitrust. Con la lettera dei commissari, successiva, inoltrata alle due cordate e al Governo italiano per spostare la gara dal prossimo giugno a marzo 2018. Sembrerebbe che comunque i commissari abbiano scelto la cordata Ancelor-Mittal /Marcegaglia, supportata da Intesa San Paolo. La soluzione sembrerebbe fatta sulla “base degli elementi fissati dalla lettera di procedura con cui è stato disciplinato il procedimento nel rispetto dei principi di massima trasparenza, concorrenzialità e parità di trattamento”. L’offerta della cordata Ancelor Mittal prevede investimenti per 2,5 mld da fare durante l’arco di validità del Piano industriale.
Il Piano ambientale, invece, riguarda impegni finanziari per un altro miliardo. Nel “piano ambientale” è compresa anche la copertura dei parchi minerari. Il “piano industriale” invece prevede una produzione di 8 mln di tonnellate da portare, successivamente, a 9,5 mln di tonnellate e la garanzia dei livelli occupazionali.  Opinabilissima la mia osservazione: sia il piano industriale, che quello ambientale, appaiono “sogni“ sia per la limitatezza delle risorse che per l’attuazione delle prescrizioni Aia vergognosamente inattuate fino ad ora, pur comprendendo l’altro 1,2 mld dei Riva. Sul piano industriale obiettivi produttivi così rilevanti (9,5 mln di tonnellate annue!) confliggono sia con la sempre più verificata teoria della stagnazione secolare e,  ancor più, con l’eccedenza di acciaio presente in Europa e nel mondo. Ancor più sulla constatazione, che già ora, Ancelor Mittal eccede il 30% di quota di mercato comunitario. Un’ottima scusa, forse, per scaricare sull’Antitrust europeo e sulla direzione competizione dell’UE l’incapacità degli ultimi tre governo che, con 10 decreti, hanno fatto a pezzi non solo eventuali piani di riconversione, ma anche il principio di separazione dei poteri dello Stato inglobando la Magistratura tarantina, che con  senso etico e rispettando/applicando il Principio di legalità, faceva prevalere l’art 32 della Costituzione che tutela il diritto alla salute sull’art 41 che governa l’iniziativa economica..
Governi che hanno fatto a pezzi anche il Giudice delle Leggi che proprio sulla sentenza Ilva ha, per la prima volta nella sua storia, affermato come i due articoli della Costituzione andavano bilanciati attraverso l’attuazione delle prescrizioni Aia. Dopo 5 anni quelle prescrizioni non sono state ancora attuate come certificato recentemente da Ispra. Un esecutivo che interviene con 20 mld su una banca spacciata per sistemica come Mps, sulle due banche venete, su Alitalia che ha  bruciato 7 mld di euro e, infine, sequestrando attraverso il Ministero delle Infrastrutture e una ridicola project review che implicherebbe l’applicazione di rigorose analisi economiche quando si usano soldi prelevati dai cittadini come prevista dal Dlgs 228/2011. Risorse scarse su progetti infrastrutturali in pianura padana partoriti con costi insostenibili e infine legittimati dal famigerato ufficio di missione del MIT! Su bonifiche di un territorio martoriato come quello tarantino - e non solo - si sono lesinati alcuni miliardi di euro per far cessare rischi, morti e patologie dovute a mancati controlli, inadempienze, recepimenti in ritardo di direttive di tutela ambientale (la prima direttiva sull’Aia è del 1996 e fu parzialmente recepita nel 1999 con il dlgs 372 e totalmente con dlgs 59 nel 2005!).

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