BREAKING NEWS
Giovedì, 21 Settembre 2017
ZONA AD ECONOMIA SPECIALE A TARANTO. DeLorenzo (M5S): La Regione escluda le industrie inquinanti dagli incentivi

Il Governo salva le banche venete e affossa le aziende dell'indotto Ilva

Economia
Typography

Due pesi e due misure da parte di questo, e dei precedenti, esecutivi. La strategia è chiara: abbandonare il Sud al proprio destino, liquidare una volta per sempre la "Questione meridionale". La sinistra di Palazzo compie l'ultima sua giravolta culturale. Con la complicità di una rappresentanza politica locale inconsistente e parolaia

Un silenzio persistente caratterizza la vicenda della vendita di Ilva alla cordata Mittal e Marcegaglia, con il sostegno di Intesa: il gruppo bancario baciato dai regali copiosamente elargiti da questo Governo. In verità anche dall’Esecutivo Letta che rivalutò il capitale sociale di Banca Italia, che passò da 165 mila euro a 7,5 mld di euro e con Intesa che possedeva il 30% di partecipazione. Silenzio sul pronunciamento dell’Antitrust europeo nei confronti di un gruppo che già detiene il 40% del mercato UE, silenzio su una produzione di equilibrio con i costi di 21500 tonnellate il giorno mentre il Piano Industriale ne prevede sei milioni di tonnellate. Evidentemente l’equilibrio si raggiunge tagliando posti di lavoro in Ilva. Inoltre pende sull'acciaio la minaccia dei dazi e del contingentamento delle esportazioni annuncia te da Trump. Un altro rilevante aspetto che appare insufficientemente trattato è quello delle società dell’indotto massacrate dal silenzio nell’erogazione dei crediti maturati e non assolti. I debiti di Ilva ammontano a 3,9 mld e le disponibilità sono gli 1,8 mld di Mittal. Evito di attardarmi discutendo sulla prededuzione e le tipologie di crediti riconosciuti dal Tribunale di Milano. La questione che vorrei richiamare riguarda la differente sensibilità mostrata dagli ultimi governi tra problemi di Ilva e quelli del sistema bancario: in particolare Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Un decreto scritto da Intesa con il ricatto di prendere o lasciare. Una questione, quella dell’indotto tarantino, sostanzialmente ignorata. Dallo stallo e accantonamento della ricapitalizzazione precauzionale delle due banche si è passati alla loro liquidazione.
Il decreto prevede l’intervento per cassa da parte dello Stato per 4,8 mld, di cui 3,5 a copertura del fabbisogno atto a mantenere invariato il capitale di Intesa (al 12,5%) e gli altri 1,3 mld per la ristrutturazione delle due banche con riduzione di organico per 4 mila unità. Inoltre lo Stato ha concesso a Intesa una garanzia che questa vanta nei confronti delle due banche per lo sbilancio di cessione e quantificabile in 5,4 mld elevabili fino a 6,4 mld. Il massimo valore che lo Stato potrebbe essere chiamato a pagare è pari a 12, 4 mld . La vicenda delle banche venete, ma anche di MPS, evocano la regola che dopo i salvataggi fatti in tutta Europa con i soldi dei contribuenti, a causa della crisi globale innescata dal crollo di Lehman, gli istituti a rischio di fallimento avrebbero dovuto agire su azionisti e creditori. Non si comprende che fine abbia fatto la direttiva sul “Risanamento e Risoluzione delle Banche (Brrd; Bank Resolution and Recovery Directive) che ha come finalità la protezione di chi paga le tasse dall'obbligo di salvare le banche e invece far pagare azionisti e creditori. L’agenzia della zona euro che si occupa di fallimento delle banche l Single Resolution Board ha ritenuto che non bisognava applicare la procedura per la risoluzione e che la liquidazione non avrebbe pregiudicato la stabilità finanziaria. La procedura quindi è stata quella regolata dalle norme italiane sul fallimento. Il rischio determinato da queste due banche? Limitatissimo considerato che rappresentano il 2% del sistema bancario nazionale. Quindi le considerazioni politiche che hanno prevalso riguardano un rischio economico a livello di regione Veneto! La UE ha consentito all’Italia di non applicare la direttiva BRRD e di applicare la legge fallimentare italiana scaricando l’onere sul contribuente italiano. Registriamo l’altissima sensibilità verso il settore bancario con oneri notevoli scaricati sul cittadino e colpevole inerzia quando si tratta di micro e piccole aziende ubicate in aree territoriali considerate molto probabilmente marginali e non degne di pari attenzione. Vedremo tra pochi anni quanto vera sarà la favoletta dei soldi recuperarti con i crediti deteriorati delle due banche.

WhatsApp Share