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Più fess che Zes

Economia
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"Il Pd e la retorica per Taranto, ma i fondi finiscono a Bari". Il commento, del parlamentare - di Direzione Italia - Gianfranco Chiarelli, sull'istituzione delle Zone ad economia speciale

“Sommessamente, mi permetto di evidenziare che mai da parte mia è stata sostenuta la pretesa di trasformare  il decreto legge per il Sud  in  una legge per Taranto. Ma continuo  a  rivendicare il diritto dell’Autorità di sistema  portuale dello Jonio di ospitare una Zona economica speciale (Zes) e di  garantire ai potenziali investitori di quella  zona procedure burocratiche semplificate e fiscalità di vantaggio a cominciare dal credito di imposta. Lo rivendico partendo dai numeri e dai traffici che sono potenzialmente orientati verso il porto jonico, non da valutazioni accademiche. D’altro canto quelle espresse nel corso degli anni dagli economisti della Fondazione Svimez a sostegno della Zes per Taranto, prima che il governo decidesse di intervenire, non sono valutazioni accademiche ma elaborazioni costruite sulla concretezza  di ciò che le aree portuali e retro portuali possono garantire agli imprenditori, partendo dagli investimenti in infrastrutture e sulla logistica integrata che in parte sono stati già stati effettuati o sono in itinere. Mettere, come fa il relatore di maggioranza al Senato al decreto legge per il Sud, tra i fondi destinati allo sviluppo di  Taranto anche un miliardo  di euro confiscati alla famiglia Riva e destinato al risanamento ambientale della città e dell’area industriale inquinata dall’Ilva, suona come un’offesa al buonsenso. O come uno scivolone provocato da troppo spirito governativo del relatore medesimo”. Lo sostiene il parlamentare di Direzione Italia, Gianfranco Chiarelli.
“In questo clima surreale – continua l’esponente politico - che si respira a Taranto, con il sindaco che si fa dettare come comporre la giunta dal governatore Michele Emiliano e affida ruoli altamente politici  e di indirizzo a tecnici baresi, vorrei chiedere ai colleghi parlamentari tarantini del Pd se sono d’accordo con questo emendamento che permette a ogni Regione di indicare al governo due Zes da istituire o una che rappresenti il sistema portuale regionale e ai baresi di operare contro Taranto, anche eventualmente in rappresentanza del Comune di Taranto, visto che un esponente della municipalità che ospita il porto sede di Zes sarà presente nel Comitato di indirizzo e di gestione.   Al momento della definizione del Piano nazionale della portualità il porto di Taranto era stato indicato dal ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio come sede dell’intero sistema pugliese che comprendeva anche Bari, Brindisi,Manfredonia, Barletta e Monopoli. Poi le pressioni del sindaco renziano di Bari hanno portato il ministro a optare per due Autorità portuali pugliesi: una sullo Jonio, l’altra sull’Adriatico. Con il decreto Sud il gioco si sta ripetendo: si è partiti con una Zes per Regione, lasciando alle medesime Regioni il compito di compiere la scelta e di motivarla con un piano strategico. Le pressioni dei baresi hanno portato il governo a dare il via libera al Senato a un emendamento che permette alle Regioni di indicare due Zes. Però i soldi a disposizione per la fiscalità di vantaggio sono rimasti gli stessi: 206 milioni di euro. Davvero  pochi per permettere lo sviluppo del Sud attraverso le Zone economiche speciale. Il governo aveva previsto che nel giro di 3 anni, dal 2018 al 2020, sarebbero state costituite 4 Zes nei porti collegati al Corridoio Scandinavo Mediterraneo, il decreto fa riferimento a Zone economiche speciali che nascono in aree portuali e retroportuali di un porto collegato alla Rete europea dei trasporti Ten-T, che parte dal Nord Europa e arriva sino alla Valletta – Malta -  toccando al Sud, l’area alla quale sono  destinate le misure  decreto legge in discussione, i porti di Napoli, Bari, Taranto, Gioia Tauro e Palermo.   Con l’emendamento che permette di istituire due Zes probabilmente le Regioni Puglia opterà per due Zes: a Taranto e nei porti di Bari-Brindisi. La Regione Sicilia  per Palermo e Catania. Scelte legittime, ci mancherebbe. Ma basta con questa retorica Pd, a Bari e a Roma, dell’impegno per Taranto. Come abbiamo verificato lo scorso anno al momento dell’approvazione della legge di Bilancio, 50 milioni di euro destinati alla sanità tarantina per curare un territorio martoriato sono scomparsi di colpo. I fondi del decreto legge per le Zes al Sud, che in Puglia sarebbero dovuti essere destinati a Taranto, sono a disposizione anche dei porti dell’Adriatico. Ne prendiamo atto. Ma non ci prendiamo in giro”.



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