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Senza il Sud, l'Italia finisce

Senza il Sud, l'Italia finisce

Economia

L'ultimo rapporto di Banca Italia disegna un Paese duale, contraddistinto da macroscopiche differenze economiche ed infrastrutturali. La politica dell'ultimo mezzo secolo ha fallito. Destra e sinistra sono state brave nell'operare la rimozione del Mezzogiorno. Vergogna!

L’ultimo rapporto di Banca Italia sulle economie regionali evidenzia la presenza di un nuovo dualismo, che segna l’economia e la società italiana. Andamenti economici divergenti confermati dai maggiori indicatori. Quello gravissimo dell’occupazione che, al Centro e al Nord, è tornata ai livelli precedenti la crisi mentre, il Mezzogiorno, ha recuperato appena un terzo delle perdite 2008. Il dualismo di cui parla Banca d’Italia, che è stata oggetto di riflessioni, approfondimenti e battaglie politiche e, che contrapponeva allo sviluppo del Nord il sottosviluppo del Sud chiedendo politiche di riequilibrio, è scomparso nel rapporto. Banca Italia, infatti, non usa il termine dualismo, ma fa riferimento alla radicale, netta distinzione tra due sistemi economici. Uno che riguarda la maggioranza del Paese, e che coincide con il Centro Nord, e l’altro svantaggiato rappresentato dal Mezzogiorno. Un’omogeneità territoriale del Nord sul piano economico, che assorbe la diversità - modello Nord-Ovest/ Nord-Est - e un Mezzogiorno completamente distaccato. Tale nuova situazione segna il passaggio, utilizzando il linguaggio politico del meridionalismo, dal Nord che si arricchisce rispetto a un Sud in progressivo impoverimento. A un’Italia maggioritaria, che sta configurando un modello economico e un Mezzogiorno che né s’integra, né si avvicina a esso, ma si allontana sempre più perdendo terreno.
Rispetto all’inizio della crisi la perdita cumulata di PIL è stata di 9 punti percentuali al centro, 6 al Nord e ben 13 punti al Sud. Il reddito pro capite del Mezzogiorno, nel 2015, era il 63% di quello del Nord e del 71% di quello del Centro. La spinta economica che ha portato a un incremento di Pil nel Mezzogiorno dell’1% deriva da servizi e turismo. Un Mezzogiorno, insomma, che necessita di un capitalismo imprenditoriale che opera diffondendo innovazione e cambiamento superando quel capitalismo collusivo che genera ristagno. Colpa come sempre del tessuto civico meridionale o, in questi spaventosi esiti, le responsabilità sono soprattutto delle classi dirigenti?  E’ vero o non è vero, che si era concordato (da DPEF 2000) che il 45% della spesa in conto capitale doveva interessare il Mezzogiorno? E’ vero o no che, a consuntivo e verificando i Conti pubblici territoriali, si è passati dal 38,6% del 1998 al 40,4% del 2001. E ancora al ribasso nel 2007, 35,3%, e al 42,3 fino al 2011? E’ giusto tener conto che tra il 2000 e l’inizio della crisi la spesa in conto capitale al Sud è stata di 22 mld e al Nord è passata da 31 a 38,2 mld? La realtà è che sia governi di centrodestra, sia quelli di centrosinistra, hanno fissato degli obiettivi di spesa in conto capitale anche in attuazione dell’art.119 della Costituzione ma, quello stessol’obiettivo è stato mancato.  Quando una commissione d’inchiesta su Fs e Anas, per verificare la distribuzione percentuale degli investimenti tra Nord, Centro e Sud? Terna ed Enel quanto investono? Sono rispettate le indicazioni del Parlamento? Il massimo si registra oggi con lo slogan Fs , “Alta velocità di rete“, “Valichi alpini” e “Logistica metropolitana!”.
Parliamo dei treni al Sud? Ventuno tratte ferroviarie soppresse, in particolare tra Calabria e Sicilia. In treno tra due capoluoghi di provincia, Bari e Reggio Calabria, si richiedono 4 cambi, 9 ore di viaggio per 443 Km e velocità commerciale di 49 Km/h. Inaudito e vergognoso il Matera/Potenza, in ferrovia !Due collegamenti al giorno per coprire una distanza che in autostrada è di 102 Km in circa 5 ore: ovvero con velocità commerciale di 20 Km/h. E bisogna anche dire grazie perché anni fa s’impiegavano sei ore e cinquanta minuti. Vergognoso il silenzio considerato che la capitale della cultura 2019 sarà Matera. Questo non ha stimolato il controllore del Gruppo Fs, cioè il Ministero, a completare il collegamento di 25 Km tra lo scalo di Ferrandina e Matera dove è stata anche costruita una stazione in frazione La Martella. Hanno speso 500 mld di allora, equivalenti a 300 milioni di oggi, con opera presente nel programma di rete ferroviaria 2007/2011. Situazione analoga per andare da Trapani a Modica: un solo collegamento, 5 cambi e 12 ore e 55 minuti di viaggio; o ancora Trapani/Siracusa: 12 ore e 45 minuti su un percorso che in auto si copre in meno di 4 ore.
Una società dello Stato alla quale vengono trasferiti ogni anno 8 mld di euro e coperto con atri 4,3 mld il Fondo Pensioni che non effettua nessuna analisi costi benefici degli investimenti: né ex ante e nemmeno ex post. Che investe all’estero: in Grecia, Germania, Olanda, sul prolungamento della linea M5 di Milano e lascia un Mezzogiorno in  queste condizioni? Se ne possono fare centomila di rapporti, per la gioia dell’ufficio studi di Banca Italia, ma se non si riequilibra il territorio, per dargli la possibilità di competere, elevando la redditività dei fattori della produzione, è sacrosanto di parlare di modelli economici diversi. Il tempo dei ministri funzionai alle lobby deve concludersi perché dopo le elezioni la cloroformizzazione delle coscienze cesserà e l’ottimismo strumentale dei differenziali di crescita di decimali mostrerà la vera situazione del Paese. Saranno necessari aggiustamenti mostruosi e a tutti sarà evidente la macelleria sociale con tagli di diritti fondamentali. Sarà la redde rationem di questo popolo!

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