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Economia
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L’intervento pubblico è sempre stato determinante nei dissesti bancari! Senza i soldi del popolo c’è solo il fallimento, la liquidazione delle banche. Il "caso" emblematico di Sorgenia dell'ingegnere Carlo De Benedetti

Il silenzio mediatico sulle banche negli ultimi tempi, forse, è un implicito segnale del tutto va bene e i problemi sono stati risolti. Il presidente dell’Associazione bancaria italiana, a un convegno recente della CGIL, ha esaltato il calo di un quarto delle sofferenze. In un altro convegno, invece, due settimane fa, tenuto a Venezia da Banca Ifis i rilievi forti sono stati fatti alla Bce, che impone alle banche di ridurre le sofferenze in termini lordi invece che netti. Noi modestamente, e sommessamente, rileviamo che MPS attraverso l’intervento fatto con i soldi del cittadino italiano ha rimosso dal bilancio la somma di 28,6 miliardi di sofferenze (lorde). Altri 17 miliardi di sofferenze lorde riguardano la Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Un miracolo di riduzione costato molto al contribuente italiano più che alla bravura dei banchieri. Un decreto da 20 mld di soldi pubblici,  per Mps, Banca Etruria, Popolare di Vicenza, Banca Marche, Cariferrara e altri. Di tale cifra 8,8 mld sono stati assorbiti da Mps. Un disastro originato da mala gestione, che ha generato l’insolvenza di circa 600 soggetti, che hanno beneficiato di prestiti a go go! Il Sole 24 Ore, Libero e soprattutto la Commissione d’inchiesta della Regione Toscana alcuni nomi di debitori insolventi li hanno fatti. Mps ha anche 47 miliardi di debiti incagliati, che potremmo classificarli come nuove sofferenze.
Sofferenze ridotte con i soldi del contribuente e con le garanzie pubbliche sulle sofferenze  cartolarizzate. La Commissione d’Inchiesta della Regione Toscana ha scoperto che il 30% dei crediti che si trovano nelle stesse condizioni è inferiori a 500 mila euro. Un altro 50% riguarda gruppi di grandi dimensioni, che hanno ottenuto crediti per più di un milione di euro. Senza impelagarci in congetture, che riguardano i grandi nomi, riporto le dichiarazioni di D’ Alema su Mps: “Le risorse per l’occupazione giovanile sono quindici volte più basse di quelle usate per ricapitalizzare Mps. Il Parlamento ha votato per non pubblicare le liste dei debitori, ricchi signori che non hanno restituito i soldi. Anche il mio partito, di cui ho la tessera in tasca, ha votato. Provo un sentimento di vergogna”. Qualche grosso nome vogliamo comunque citarlo perché riportato sui i giornali: Sorgenia del proprietario di Repubblica, la finanziaria Cisfi di Punzo, che controlla l’Interporto di Nola, la  Carlo Tassara, alcune partecipate della Regione Toscana come Interporto Toscano, Fidi Toscana, A.Vespucci Spa. Inoltre l’Aamps Spa di Livorno. Mps era anche generosa nonostante la situazione. Nel 2004, infatti, alla Fondazione Clinton furono regalati 100 mila euro per combattere l’AIDS in Africa. I responsabili di questi disastri bancari? Ignoti!
A luglio, poi, un singolarissimo e incredibile evento. L’ex Amministratore delegato di MPS, di Veneto Banca e della Popolare di Vicenza è stato rinviato a giudizio con Alessandro Profumo per aggiotaggio e falso in bilancio che ha riguardato i noti derivati Alexandria e Santorini, che hanno devastato Mps. Nel processo la singolarità di una Banca d’Italia che si costituisce come parte lesa. La stessa Banca d’Italia, in seguito, nomina Viola come liquidatore delle due banche venete. Altri orrori riguardano i 500 mila soci delle banche popolari italiane che hanno visto ridursi della metà le proprie azioni. Altri 373 mila sempre delle Popolari hanno in mano titoli non quotati invendibili, che forse potranno liquidare a una frazione di quanto speso nell’acquisto. Alla fine il messaggio è chiaro: l’intervento pubblico è sempre stato determinante nei dissesti bancari! Senza i soldi del popolo c’è solo il fallimento, la liquidazione delle banche. La cosa inaccettabile è che la socializzazione delle perdite degli intermediari finanziari non ha prodotto sanzioni per i responsabili e lezioni affinché non possa più accadere. Vedremo dal 1 gennaio quando saranno applicati i nuovi principi contabili, denominati IFRS 9. Questo nuovo standard dovrà garantire un più tempestivo riconoscimento delle perdite attese, un nuovo criterio di valutazione degli strumenti finanziari.