Acciaio in ripresa, Gozzi: “Ilva di Taranto? Un buon impianto”

Economia
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I prezzi dell’acciaio registrerebbero un trend positivo dopo 5 anni di sofferenza. A confermarlo il presidente di Federacciai Antonio Gozzi che sul Corriere della Sera ne spiega le motivazioni. Inflazione cinese e le fusioni tra gruppi che hanno agevolato il percorso di ripresa. “Le aziende valgono anche di più. A cominciare dall’Ilva”

L’acciaio sarebbe in ripresa. Dopo 5 anni consecutivi in cui il fatturato del settore siderurgico ha registrato un calo ora ci sarebbe un aumento delle quotazioni. A confermarlo il presidente di Federacciai Antonio Gozzi che dalle pagine del Corriere della Sera ha parlato anche del rapporto con la Cina e del ruolo strategico dello stabilimento Ilva di Taranto. “Dalla Cina, come di consueto, arrivano gioie e dolori - spiega Gozzi - e da un anno a questa parte i prezzi sono in rialzo. Con un boom soprattutto nelle ultime settimane”. Le motivazioni atterrebbero l’inflazione, minor pressione delle importazioni e boom del prezzo degli elettrodi di grafite.

In aumento, precisa il Corriere, il prezzo del tondo per il cemento armato in rotolo, usato nelle costruzioni, che passa a 580 da gennaio a settembre 2017 e quello del Colis a caldo in acciaio in carbonio, impiegato in meccanica, prodotto tra gli altri dall’Ilva, che dai 405 euro a tonnellata del settembre 2016 arriva ai 535. “I prezzi - spiega Gozzi - sono influenzati dalla congiuntura economica di nuovo positiva in Cina, così come l’inflazione. Che sta spingendo al rialzo anche il prezzo del carbone. Sta crescendo tutto, come avviene quando la Cina tira, visto che pesa per il 50% sul business mondiale”. In aumento anche i prezzi di vendita e delle materie prime.

“Con i prezzi al rialzo i benefici sono maggiori – sottolinea ancora Gozzi - le aziende del settore sono tornate a respirare con bilanci tutti positivi nel 2016, con previsioni positive per il 2017 e ancor di più per il 2018”.

Ma è nelle fusioni che il presidente di Federacciai ravvisa i migliori investimenti a partire dal sodalizio tra Thyssenkrupp e Tata Steel e proseguendo con l’acquisto dello stabilimento jonico da parte di ArcelorMittal. “La fusione viene da lontano, non la legherei alla congiuntura. Ma di certo – conclude Gozzi - adesso le aziende valgono anche di più. A cominciare dall’Ilva, il cui acquisto da parte di ArcelorMittal potrebbe rivelarsi ancor più un affare visto che stiamo parlando di un buon impianto, con economie di scala straordinarie e l’unico difetto di essere lontano dal cuore produttivo italiano ed europeo”.