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Crisi Ilva: l'Europa boccia l'Italia

Economia
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L'Antitrust invita il gruppo Marcegaglia ad uscire fuori dalla nuova cordata che si è aggiudicata il colosso siderurgico. E, sul Piano ambientale, avverte ArcelorMittal e Governo italiano: sbagliato procrastinare al 2023 le bonifiche

L’Europa boccia l’Italia sulla “sporca” e compromettente vicenda Ilva. Lo fa attraverso l’Antitrust: organismo di diritto internazionale deputato a frenare possibili concentrazioni industriali in capo ad uno stesso soggetto giuridico. Basta con le furberie all’italiana, con norme disattese e favoritismi verso gli amici degli amici. Basta con il pressapochismo dei governi nostrani:  qualsiasi sia lo schieramento politico di appartenenza. Su Taranto e l’Ilva la misura è colma da tempo, ormai. Si violano diritti con repellente tracotanza. E, cosa assai grave, è la stessa autorità pubblica a farlo, a compiere questo spregio sistematico e omicida delle regole. L’Antitrust europeo non ammette repliche: nella cordata di Arcelor Mittal, i nuovi proprietari del colosso siderurgico, deve venire fuori il gruppo Marcegaglia. Emma&famiglia non possono figurare nel consiglio di amministrazione della nuova società. Il Piano Ambientale, poi, non potrà essere procrastinato al 2023 prima di essere attuato. Su questo secondo aspetto, la vicenda tarantina ha dell’incredibile. In nessun altro luogo del pianeta, terzo e quarto mondo compreso, esiste nulla di simile: bonifiche che dovevano essere realizzate già lo scorso decennio, continuano ad essere promesse per gli anni a venire. E’ proprio vero: la nostra classe politica, con annessa complessiva classe digerente (digerente sì, perché di dirigente non ha niente!), ha la faccia come il culo.
Cosa accadrà, ora? Niente di che. Si griderà al solito complotto europeo contro la produzione italiana di acciaio. Corbellerie allo stato puro. Stupidaggine in libertà. Ci sarà il solito comunicato di circostanza del solito parlamentare tutto falce&cazzeggio. Le consuete paturnie ideologiche di un sindacato parte del problema più che possibile soluzione dello stesso. L’intervento, aprite cielo, del presidente della tale associazione di categoria che gli va bene tutto, tranne che gli si tocchino gli interessi della propria azienda, persino che lo Stato non paghi le imprese dell’indotto Ilva, che il Contratto istituzionale di sviluppo sia una presa per i fondelli, l’ennesima fattaci patire, con un'unica raccomandazione: toglietimi (toglieteli, pardon!) tutto, tranne il ministro De Vincenti. Capite perché è importante, nonostante tutto, fare parte dell’Europa? Con i nostri, con questi tipi sinistri, non si va da nessuna parte. La soluzione potrà venire da fuori? Non lo so. Di certo, non potrà arrivare dall’interno di un paese arruffone, abile frequentatore di chiacchiere dispensate da mezze calzette. Taranto ha bisogno dell’Europa più che dell’Italia.