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Domenica, 10 Dicembre 2017
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E Confindustria Taranto decise di restare muta

Economia
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Emiliano e Melucci rischiano, con il loro insensato ricorso al Tar, di far saltare il banco della produzione e del risanamento ambientale e, il presidente degli industriali jonici, resta stranamente in silenzio. La confraternita della pizzella colpisce ancora

E Confindustria Taranto restò in silenzio, sulla vicenda del ricorso presentato da Comune e Regione dinanzi al Tar di Lecce per quel che attiene il Piano Ambientale Ilva. Un silenzio gravido di rumori e stranezze. Alquanto equivoco. Cesareo, il presidente in scadenza degli imprenditori jonici, ha scelto di non scegliere. Meglio muto che loquace, in casi come questi. Neanche in zona cesarini è lecito attendersi un suo sussulto verbale, considerato il cognome che si ritrova? Vedremo. Per lunedì prossimo è convocata intanto una conferenza stampa, nella sede di Confindustria. Si parlerà dei crediti (oltre 150 milioni di euro) vantati, e mai riscossi, dal sistema dell’indotto Ilva. Troppo tardi! Si è perso del tempo inutilmente e, l’intera vicenda, è stata gestita con i piedi per responsabilità evidenti della politica e dell’attuale gruppo dirigente della stessa associazione degli industriali.
Cesareo, l’uomo che sussurra - o sussurrava - al ministro De Vincenti, si è lasciato scavalcare persino dai sindacati sui temi economici e produttivi. Certo che ce ne vuole. Bisogna riconoscerlo: l’uomo ha qualità non comuni. Chi difende le imprese del territorio, per non dire mezza parola sulla possibilità che grazie alla scelta insensata di Emiliano e Melucci possa saltare tutto, ha del talento. Tanto talento.
Stare con tutti, equivale a non stare con nessuno. Non bisogna conoscere la filosofia greca per cogliere il significato di questo principio. De Vincenti invece che Melucci, Emiliano piuttosto che Calenda: Cesareo, fermati un attimo per favore. Facci capire anche a noi. E spiegaci le ragioni del tuo sensazionale silenzio…