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Ilva, tavolo per Taranto: tra ricorsi e incertezze

Economia
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Il ministro dello Svlipuppo Economico Calenda ha convocato nella giornata di ieri il tavolo per Taranto previsto per il 20 dicembre. Dopo i toni infuocati tra Governo e istituzioni locali sembra riaccendersi il dibattito sui grandi temi della salute e dell’ambiente

 Le nuvole sull’Ilva sembrano diradarsi concedendo qualche schiarita. Dopo il botta e risposta nei giorni scorsi tra il ministro per lo Sviluppo Economico, Carlo Calenda e il governatore di Puglia, Michele Emiliano circa la decisione da parte dell’ex magistrato di impugnare il decreto ambientale assieme al sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci si riapre il dialogo tra Stato ed enti. Ieri il ministro ha annunciato il tavolo per Taranto stabilito per il 20 dicembre e nei giorni successivi sono previsti i tavoli negoziali con i sindacati. Lo stesso ministro ha ribadito che l’ordine del giorno è stato deciso assieme al primo cittadino rimarcando la volontà di coinvolgere le istituzioni locali nei processi che vedono coinvolto il futuro del siderurgico. Nel documento sono indicate le questioni oggetto di discussione: l'analisi del piano ambientale, la condivisione del cronoprogramma della copertura anticipata dei parchi primari, la gestione e valutazione del danno sanitario, la gestione delle attività del fondo sociale per Taranto. Azioni a favore dei lavoratori dell'indotto, condivisione del piano bonifiche di competenza dell'amministrazione straordinaria, l'istituzione di un centro di ricerca e sviluppo sull'acciaio e tecnologie carbon-free. Il dibattito sui grandi temi legati alla fabbrica necessitano, secondo il Mise della partecipazione di altre figure istituzionali di supporto: presenti per il prossimo appuntamento nel capoluogo jonico dunque il viceministro Teresa Bellanova, i ministri Beatrice Lorenzin, Gianluca Galletti e Claudio De Vincenti.

"I tecnici del Comune di Taranto sono già al lavoro per contribuire fattivamente ai lavori del tavolo, - hanno spiegato in una nota - ripartendo dalle osservazioni in tema ambientale e sanitario dello scorso mese di settembre. Con questi presupposti resto fiducioso sull'esito delle prossime settimane, direi che anche gli investitori avranno ora modo di confrontarsi costruttivamente con gli enti locali".

Il braccio di ferro tra poteri sembra dunque aver avuto il merito, se non altro, di smuovere le acque in un clima di torpore ormai atavico nel quale la città restava in panchina esiliata ad una coercitiva acquiescenza. I rigurgiti di una rivoluzione gentile partita dal basso ma resiliente ha di fatto irrobustito le maglie sociali, alimentando l’indignazione popolare. Una voce sottile che ha varcato il muro dell’omertà e di un malcostume stratificato nel quale la città era percepita come appendice e rispetto alla quale decisioni su aspetti come salute e ambiente venivano inoculate in modo speculativo. Ora si attende di capire tra ricorsi e retorica quali decisioni verranno assunte e quando, in un clima di sfiducia e incertezza.