Il costo umano della flessibilità

Economia
Typography

Cassa integrazione in Puglia: quasi 17 mila lavoratori coinvolti. Il monito di Pugliese (Uil): "Quadro piuttosto preoccupante quello che emerge; così ad aumentare è solo la destabilizzazione..."

A dicembre 2017 aumenta la cassa integrazione in Puglia: +53.9%, con quasi 1.4 milioni di ore autorizzate a fronte di 900mila di novembre 2017. Complessivamente, con oltre 34milioni di ore autorizzate, il bilancio del 2017 sulla cassa integrazione nella nostra regione si chiude con una media di 16.693 posti di lavoro salvaguardati considerando un orario di lavoro a tempo pieno. Pertanto, rispetto ai dodici mesi del 2016 in cui aveva segnato il già importante indice di 29 milioni di ore, la cassa integrazione è cresciuta del 17.6%.
“E’ destabilizzante per la nostra regione tale aumento sul 2016 - commenta Aldo Pugliese, Segretario generale della UIL di Puglia – e malgrado la riforma sugli ammortizzatori sociali del Jobs Act con regole di accesso più stringenti, ci troviamo di fronte ad un dato decisamente eclatante: una riforma miope a fotografare il reale stato di difficoltà di imprese e lavoratori, con un mercato occupazionale, che ‘vanta’ in Puglia un tasso di disoccupazione (in media nel 2017) del 19.3 con picchi di quasi il 50% per quella giovanile. Ne consegue, innanzitutto, che le imprese della Puglia non hanno superato la fase di crisi economica e, allo stesso tempo, emerge l’importanza della cassa integrazione, che ha consentito di tutelare nel 2017 ben 16.693 lavoratori a tempo pieno”.
Tra le forme di cassa integrazione, per via degli incrementi segnati nel corso del 2017, preoccupa in particolare la cassa straordinaria (Cigs) “finalizzata – prosegue Pugliese - a fronteggiare crisi aziendali più strutturali: +29.7% rispetto all’intero anno 2016. Infatti, attualmente, molte grandi imprese sono nel pieno di complicati processi di ristrutturazione o addirittura di dismissioni di intere aree ad evidenziare una situazione di persistente malessere. Purtroppo, a fronte dell’attuale stagnazione economica, è evidente che il legislatore deve prendere atto che il nostro Paese e il suo sistema produttivo, nell’ambito delle integrazioni salariali, necessitano di strumenti che evitino sia la perdita di posti di lavoro che di professionalità, a cominciare da investimenti pubblici ingenti e mirati, in particolare alla realizzazione di infrastrutture efficaci e a supporto del tessuto economico e produttivo”.