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Taranto, emergenza abitativa: “Attenzione a coloro che hanno davvero bisogno”

Taranto, emergenza abitativa: “Attenzione a coloro che hanno davvero bisogno”

Economia

Taranto soffre di un’emergenza abitativa profonda. Sulla questione interviene Luigi Lamusta, segretario generale del SUNIA jonico. “No a famiglie con redditi caso ed entrate dubbie che abusivamente e illegittimamente occupano patrimonio abitativo pubblico”

Sfratti, morosità, occupazioni abusive, un piano casa ancora poco chiaro, e adempimenti di legge lenti e con iter farraginosi. Questa la denuncia di Luigi Lamusta, segretario generale del SUNIA (Sindacato Unitario Nazionale Inquilini e Assegnatari) di Taranto, che torna a parlare di emergenza abitativa “dopo 4 mesi di attesa rispetto all'ultimo incontro con il Comune di Taranto”.

“Avevamo avviato un percorso con la precedente giunta comunale, partecipiamo attivamente al programma di consultazione voluto dal protocollo Comune e sindacati confederali per la realizzazione del nuovo PUG – spiega Lamusta – ma non riusciamo a riavviare il dialogo con l'ente civico per portare a termine il lavoro per l'accordo territoriale sulle locazioni del Comune”. Si tratta dell'accordo in stand by dal 2008 per la stipula di contratti di locazione a canone concordato. Una misura accompagnata dallo strumento della cedolare secca che consentirebbe di far emergere dal nero tanti fitti in città e consegnare armi di garanzia ma anche di risparmio sia a locatari che a locatori. 

“Tra il patrimonio abitativo comunale, su cui ancora non esiste un vero e proprio censimento rispetto agli occupanti con o senza diritto, quello di ARCA, e quello privato, siamo di fronte a un dato di illegalità diffusa – spiega il sindacalista – con innegabili ripercussioni sia sulla tenuta sociale della comunità, sia sul fronte erariale con migliaia di euro evasi al fisco”.

I dati restituiti dall’agenzia delle entrate per il 2016 indicherebbero solo 1600 contratti. “Abbiamo bisogno di tornare urgentemente sul tema – precisa infine Lamusta – perché ancora oggi intere famiglie, tra morosità incolpevole o condizione di disagio diffuse continuano ad essere estromesse dal percorso che conduce ad una abitazione degna, a fronte di famiglie con redditi caso mai non dichiarati o entrate dubbie che abusivamente e illegittimamente occupano patrimonio abitativo pubblico che andrebbe riservato a chi ne ha davvero bisogno”.