06
Gio, Ago

Arcelor Mittal, prosegue sciopero Usb davanti alla Direzione

Arcelor Mittal, prosegue sciopero Usb davanti alla Direzione

Ilva

Lavoratori diretti, in Amministrazione Straordinaria e lavoratori appalto, chiamati dall'associazione sindacale a incrociare le braccia, da ieri hanno dato vita a un presidio ad oltranza dinanzi ai cancelli dello stabilimento

Prosegue lo sciopero indetto da Usb davanti alla Direzione dello stabilimento siderurgico di Taranto: i lavoratori hanno incrociato ieri le braccia e per ora non ci sono segnali di distensione fra le parti. 

 “Indietro non si può tornare - afferma Franco Rizzo, coordinatore provinciale Usb Taranto - ora è il tempo delle scelte e dell’unità. Stando alla situazione attuale ci sono 8.200 unità in totale, delle quali 3000 in attività, 3000 in cassa integrazione e i restanti si dividono tra ferie, malattia e infortuni. Le 3000 unità al lavoro sono destinate a scendere tra la fine di luglio e l’inizio di agosto con la fermata di altri due reparti Pla/2 e Laf. Ovviamente a questo si aggiunge lo stato attuale degli impianti: manutenzione zero e rischio costante per chi continua ad operare in fabbrica”.

“Lo Stato negli ultimi 11 anni - prosegue Rizzo - ha speso un miliardo di euro per gli ammortizzatori sociali: con risorse di questo tipo sarebbe stato possibile intervenire seriamente sugli impianti e discutere di una fabbrica sicura. In uno Stato serio una trattativa con una multinazionale del genere non sarebbe stata mai avviata. Sicuramente anche il Governo è consapevole del fatto che siamo di fronte ad un tentativo di fallimento indotto, perché Mittal va in perdita a Taranto pur essendo il colosso dell’acciaio nel mondo. Non secondario l’aspetto psicologico dei lavoratori. In uno degli ultimi incontri con il nostro collega che si è tolto la vita di recente ho compreso il suo malessere nel vivere l’azienda e l’idea che possa esser stato mosso da questo nel compiere l’estremo gesto, è inaccettabile”.

“Oggi tutto il territorio - conclude Rizzo - chiede un cambio di passo: anche i sindaci dei cinque Comuni dell’area ad alto rischio industriale hanno preso una posizione chiara, vicina alla nostra. Anche per dignità va presa una posizione netta. Noi dobbiamo intervenire per modificare il percorso delle cose e dire la nostra. E la nostra è: fuori Mittal, dentro i commissari e discussione sul futuro. I quasi 2 miliardi li deve gestire la città, non sicuramente il gruppo franco-indiano dopo tutto ciò che ha fatto. Per i lavoratori in AS ex Ilva il cantiere della bonifica dei fanghi dovrebbe partire a settembre: tenteremo di recuperare un centinaio di lavoratori che sono stati esclusi al primo giro”.