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Regione. Seduta monotematica su Ilva

Ilva
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Al centro del Consiglio regionale di oggi il ricorso presentato dal Presidente Emiliano contro il Dpcm dello scorso 29 settembre.  Al momento del voto sull'ordine del giorno presentato da Borraccino (prevedeva il ritiro del ricorso) è venuto meno il numero legale

Secondo l’assessore allo Sviluppo economico Michele Mazzarano quella odierna è una vicenda caratterizzata da due elementi: la drammatizzazione da parte del Governo nazionale verso il legittimo intento della Regione Puglia di far valere, essendo portatrice di un interesse qualificato, le proprie ragioni” (che sono state tutte disattese). La Regione detiene il potere della tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini e, sulla base di questo, ha esercitato il proprio legittimo potere. Il secondo elemento – ha aggiunto l’assessore – riguarda l’intento dilatatorio. “Il decreto impugnato opera un immotivato prolungamento dei termini per gli interventi della copertura del parco minerale e del parco fossile, in contrasto sia con il precedente piano ambientale, sia con il decreto del Ministero dell’ambiente del 24 febbraio 2015 relativo all’approvazione dell’intervento dei parchi primari, che a sua volta aveva prescritto una durata di 28 mesi. Anzi, di 24. Quello precedente era di 28 mesi. Invece, il piano ambientale di ArcelorMittal, cristallizzato nel DPCM, procrastina al 23 agosto 2023 questi interventi”.
Mazzarano ha invitato il consiglio a non ricadere negli stessi errori del 1995. “Non facciamo l’errore di aprire i tappeti rossi al salvatore della patria - ha aggiunto -; lo abbiamo già commesso con il padrone delle ferriere e abbiamo dato troppo spazio all’idea del profitto, che non lasciava spazio agli investimenti per la bonifica e l’ambientalizzazione.

"La gestione della vicenda Ilva conferma “l’inadeguatezza di un’azione politica e amministrativa di questa Regione nell’affrontare i problemi che attanagliano la nostra collettività e il nostro territorio”. Così il capogruppo DIR Ignazio Zullo che ha poi proseguito:"Accade sempre più spesso che il dialogo tra rappresentanti dello stesso partito che guidano lo Stato e la Regione avvenga con dei tweet, ma non sul piano istituzionale. “Ecco perché parlo di inadeguatezza dell’azione politica amministrativa di chi guida questa Regione. I problemi della gente sono così complessi che la soluzione può avvenire solo attraverso il dialogo e non il conflitto interistituzionale”.

Un invito alla chiarezza nei confronti del Presidente Emiliano da parte di Luigi Morgante che dice:“Se i tempi sono più lunghi, è necessario che eventualmente rinunci a questo contenzioso e si confronti con il Governo per governare meglio questo processo di industrializzazione con Mittal. Ne va della vita dei cittadini di Taranto, ne va della salute dei cittadini di Taranto, della salvaguardia dei lavoratori dell’ILVA e dell’indotto dell’ILVA”. 

Giuseppe Turco si è augurato “che il Governo ci ripensi e apra un tavolo che abbia realmente il potere di modificare il Piano ambientale varato a settembre, avviando la messa a norma degli impianti nei tempi più veloci possibili".

Così Gianni Liviano :“Non ho certezze su questa vicenda a differenza di chi vanta l’infallibilità ed è per questo che affermo che quello presentato al TAR non è il ricorso del Consiglio regionale, non è il ricorso nemmeno della maggioranza, ma il ricorso del presidente della Regione, il ricorso della Giunta”.

Questo il dato politico che emerge dall’intervento di Mino Borraccino (NSP). “Non c’è stata alcuna condivisione – ha denunciato – un confronto con i consiglieri regionali tarantini sarebbe stato certamente necessario“. Borraccino ha poi auspicato che “nella guerra tra presidente di regione e presidente del consiglio dei ministri, gli sconfitti non siano i cittadini di Taranto”.   

Il consigliere del M5S Marco Galante  ha chiesto al Presidente “di essere chiaro e dire se la sua posizione è per la chiusura dell’ILVA o semplicemente per anticipare questo famoso Piano ambientale, dal 2023 al 2020 o al 2021”. Ha chiesto ancora di poter “valutare la possibilità di seguire anche un’altra strada, quella della concertazione tra Regione, Comune, sindacati e Ministero per valutare l’opportunità di chiudere immediatamente le fonti inquinanti, decontaminare e bonificare subito la zona e andare verso una riconversione economica”. "Come sempre accade anche questo pomeriggio Emiliano non ha saputo andare oltre le solite belle parole e infatti quando, dopo 45 minuti di monologo, è stato il momento di passare dalle parole ai fatti votando gli ordini del giorno sull’ILVA presentati dai Gruppi, lui e la sua maggioranza sono usciti dall'Aula facendo cadere il numero legale.” lo dichiarano gli otto consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle Puglia a margine della seduta consiliare monotematica su ILVA.

“Forza Italia è nettamente contraria al ricorso al TAR della Regione”. È quanto ha detto la consigliere di FI Francesca Franzoso, riferendosi al decreto impugnato che approva il Piano ambientale di ILVA presentato da Am InvestCo. "Non condividiamo la posizione del presidente Emiliano nel merito della odierna vicenda dell’Ilva. Ma è una posizione legittima, una scelta politica. Ciò che non è accettabile, invece, è che ci sia una maggioranza in Consiglio regionale composta da veri 'cuor di leone'. Uomini che dopo aver parlato per ore e snocciolato questioni in lunghissimi interventi in aula –peraltro tutti chiaramente contrari al ricorso al Tar presentato dalla Regione- hanno fatto ‘furia francese e ritirata spagnola".

Il consigliere di Dit Renato Perrini, nel corso del suo intervento ha fatto riferimento alla sua esperienza di ex lavoratore negli altiforni dell’Ilva e in quanto tale ha rilevato il forte desiderio di dare un importante contributo affinchè l’intera partita Ilva venga gestita con forza, coraggio, trasparenza e soprattutto con condivisione di intenti. “La vertenza Ilva è schiava della Politica – ha proseguito - e oggi è schiacciata dalla campagna elettorale in corso ecco perché rivolgo l’invito al presidente emiliano di ritirare il ricorso al TAR, per evitare che il Governo sospenda la trattativa con Mittal”.