17
Mer, Ott

Il terzo segreto di Fatima? Saranno i grillini a vendere l'Ilva ad ArcelorMittal

Il terzo segreto di Fatima? Saranno i grillini a vendere l'Ilva ad ArcelorMittal

Ilva

La proposta del ministro Calenda è stata dichiarata irricevibile dai sindacati. E, allora, si proceda pure con Di Maio e Salvini. Grillozzi e leghisti, coadiuvati dalla Casaleggio Associati, salveranno questo Paese. Statene certi. Baratteranno i loro demenziali programmi con la gestione del potere. Si rimangeranno quanto detto in campagna elettorale. E l'Italia degli arlecchini, dei pescivendoli arrivati ad occupare la stanza dei bottoni, potrà dichiarare conclusa la sua parabola: il rincoglionimento generale di un intero popolo

Sarà il nuovo governo a gestire la vendita di Ilva ai franco-indiani di ArcelorMittal. No Calenda e Gentiloni, ma Di Maio e Salvini. Il titolare del ministero per lo Sviluppo economico ha tentato sino all’ultimo momento, con la proposta redatta nella mattinata di quest'oggi, di chiudere la partita. E’ arrivato a proporre l’assunzione di quei lavoratori che, dopo il 2023, termine ultimo per l’effettiva realizzazione di Piano ambientale e industriale, dovessero restare fuori dalle dinamiche occupazionali della nuova proprietà mediante una newco in quota ad Invitalia. Niente da fare. Fim, Fiom e Uilm hanno spento sul nascere ogni spiraglio, chiuso la porta ad una rapida soluzione della vertenza. I sindacati chiedono garanzie contrattuali per ogni singolo occupato ai nuovi padroni della ferriera. Finiranno con il riceverle, ironia della storia, da chi prima di spostare armi e bagagli a palazzo Chigi chiedeva la chiusura della fabbrica. Ma si sa come funzionano le cose in questo Paese di arlecchini. I programmi elettorali sono scritti con l’obiettivo dichiarato di essere disattesi. Stracciati. Manomessi con un vaffa. Basta un clic sulla piattaforma della Casaleggio Associati e il problema non sussiste più. Prima del reddito di cittadinanza, prima della secessione nordista, grillozzi e leghisti penseranno all’Ilva da rilanciare, ai vincoli di bilancio da rispettare come ci chiede l’Europa, ai colletti bianchi della grande finanza internazionale da vezzeggiare con salamelecchi e volgari genuflessioni. Sono scarsi, ma non del tutto stupidi. Il potere solletica le loro fantasie. Le cazzate raccontate al Primo Maggio tarantino fanno già parte della preistoria, si potranno sempre utilizzare come refrain alla prossima edizione del cenone etilico. I parlamentari pentastellati tarantini tacciono sull'argomento, sono giovani, inesperti, fanno quasi tenerezza: non c'entrano nulla con la politica, altrimenti non li avrebbero candidati. Con il tempo si faranno, e noi staremo qui ad aspettarli.
In questi giorni, nelle sale cinematografiche, è arrivata un'intelligente pellicola: Terzo segreto di Satira, si muore tutti democristiani. Pare che ad ispirare gli autori sia stato il risultato elettorale dello scorso 4 di marzo. Un film neorealista a voler dar retta alla critica.