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Gio, Ott

Le imprese tarantine muoiono

Le imprese tarantine muoiono

Ilva

L'indotto Ilva è allo stremo delle forze. La politica, lo Stato, le Istituzioni hanno abbandonato al proprio destino il tessuto produttivo jonico. Il gruppo dirigente della locale Confindustria ha mostrato la propria incapacità gestionale e progettuale in tutti questi anni. Il grido di allarme del consigliere regionale di Direzione Italia, Perrini

"A Roma sono solo bravi a fare i loro calcoli politici, mentre qui stiamo morendo. E' di poche ore fa la notizia che una ditta dell'indotto sta avviando una procedura di licenziamento collettivo per i suoi 119 dipendenti. Già giorni fa c'era stato uno sciopero a causa del mancato pagamento degli stipendi e questo perché il sistema delle imprese che ruota attorno all'Ilva sta vivendo una fase di grandi difficoltà, a causa dei ritardi nei pagamenti da parte dell'Amministrazione straordinaria”.  Il consigliere regionale di Direzione Italia, Renato Perrini, torna su uno degli argomenti maggiormente dibattuti da questa testata giornalistica negli ultimi mesi. L’abbandono in cui versano le imprese dell’indotto, i crediti vantati dalle stesse e maldestramente disattesi dallo Stato, a dire il vero, attengono precise responsabilità attribuibili al mondo della politica e, nondimeno, all’attuale gruppo dirigente della locale Confindustria.
“Cosa dobbiamo aspettare – si chiede l’esponente politico jonico - che muoia definitivamente tutto l'appalto? E quando dico appalto parlo di almeno 3-4 mila dipendenti che rischiano il posto di lavoro. Sono mesi che denuncio come la situazione sia diventata esplosiva. Mesi in cui raccolgo la frustrazione degli imprenditori che non sanno più dove andare a sbattere la testa. Se collassano loro collassano migliaia di famiglie. Ma nulla, questo sembra un problema secondario. I tavoli che saltano, le beghe politiche, e le discussioni inutili spiattellate sui social, hanno avuto come conseguenza solo ritardi su ritardi che hanno portato a decisioni drastiche come quella di licenziare i lavoratori”.