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Gio, Ott

Quella strada non s'ha da fare

Quella strada non s'ha da fare

Economia

A Taranto arrivi male (quando ci arrivi!) e riparti peggio. Breve storia di come la nostra città abbia preferito alla modernizzazione, alla competitività, al resto del mondo, il proprio "dorato" isolazionismo. Ma tra poco più di un mese avremo il nuovo presidente della Provincia. Che culo. Vuoi mettere

La realizzazione della tangenziale Sud – meglio conosciuta come la Talsano-Avetrana – ferma da tempo immemore per non ben precisate ragioni, con l’assessore Giannini che ha rinunciato a voler capire la politica tarantina e il suo scanzonato masochismo. Rischiamo di perdere la bellezza di 200 milioni di euro, ma ciò che ci sta a cuore è soltanto eleggere il prossimo presidente della Provincia con manovre da vecchia politica. La tangenziale Nord - quella per intenderci che dal Ponte Punta Penna, passando per i comuni di Statte e Massafra, dovrebbe collegarci direttamente con la statale 100 (in direzione Bari) e 106 (sino a Reggio Calabria) - che versa nelle stesse condizioni: l’opera, sembrerebbe, non può completarsi per la contrarietà di un privato, gestore di una discarica, che al posto della strada vedrebbe meglio la propria attività implementata nelle dimensioni e capacità volumetriche. Altro che “Vizi privati, pubbliche virtù”: qui di pubblico, inteso come etica della responsabilità, interesse per la collettività, afflato per il futuro, resiste ben poco ormai. L’Autostrada del Sole termina a Massafra, consegnandoci in dote la maledizione da ultimo miglio. La rete ferroviaria Taranto-Bari è ancora a binario unico e, l’alta velocità, i treni super moderni, appaiono come pura fantascienza raccontataci da un film di Kubrick. L’Aeroporto di Grottaglie è una sorta di cattedrale nel deserto, nonostante le rassicurazioni – un giorno si e l’altro pure – dello statista alle cime di rapa che la storia ha voluto generosamente regalarci. Sul porto si è perso l’appuntamento con le ‘autostrade del mare’ – e sulla possibilità che una citta come Taranto, per conformazione e geografia fisica, sfruttasse le idrovie, al posto di strade e mezzi su gomma, come assi di comunicazione da un versante all’altro della propria cinta urbana. In questi giorni, con il traffico in tilt per la produzione internazionale di un’opera cinematografica, la mobilità veicolata attraverso la risorsa mare ci avrebbe tolto da imbarazzi e improperi. Non c’è economia senza reti infrastrutturali; il declino del nostro Paese, manifestatosi negli ultimi 30 anni, parte proprio da qui. Dalla considerazione, detta in soldoni, di aver arrestato le leve del progresso e della modernizzazione dei nostri territori. Siamo vecchi. Datati. Poco competitivi. Abbiamo barattato, insomma, il resto del mondo con il nostro “dorato” isolazionismo. Che fregatura. Come si fa a rilanciare Taranto, darle un’economia alternativa, dotarla di un Piano B rispetto alle logiche monoculturali dell’acciaio, se a Taranto arrivi male (quando ci arrivi!) e riparti peggio. L’avevano capito i romani regalandoci quel capolavoro d’ingegneria urbanistica chiamato “Via Appia”, fatta costruire tra il IV e il III secolo a.C. Ma i romani conquistarono il mondo. Noi, invece, pensa che goduria, se ci va bene avremo un nuovo presidente della Provincia tra poco più di un mese.