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Zes Pugliesi, Tilgher: “Possibile occasione perduta per Taranto”

Zes Pugliesi, Tilgher: “Possibile occasione perduta per Taranto”

Economia

La regione Puglia ha recentemente indicato la via per rendere operative le ZES Pugliesi: jonica e della Basilicata, dunque relativa al Porto di Taranto, ed Adriatica, facente riferimento ai porti di Foggia, Bari e Brindisi. Malgrado i fondi previsti circa 200 milioni di euro potrebbe non porsi come reale salto di qualità per il territorio. L’assessore Valentina Tilgher esprime perplessità: “Il progetto rischia di essere un ennesimo aggravio, per il Comune di Taranto, come per gli altri comuni, ancora una volta chiamato a vedersela con le proprie forze”

La regione Puglia ha recentemente indicato la via per rendere operative le ZES Pugliesi: jonica e della Basilicata, dunque relativa al Porto di Taranto, ed Adriatica, facente riferimento ai porti di Foggia, Bari e Brindisi.

Inizia cosi l’intervento dell’assessore allo Sviluppo economico e risorsa mare, Valentina Tilgher che a proposito delle Zone Economiche Speciali sottolinea: “Ad oggi le aziende dovrebbero essere attratte in queste zone, per le quali la ZES è strumento di rilancio e sviluppo economico (compresa la zona portuale di Taranto, per la quale da tempo si parla di diversificazione economica legate al mare ed al Porto) tramite un insieme di strumenti in grado di attrarre investimenti produttivi”

“Il Piano strategico della ZES interregionale Jonica e della Basilicata, - precisa - stima complessivamente la capacità di questi strumenti di mobilitare circa 200 milioni di euro per la ZES Interregionale Jonica, nei primi tre anni, con il concorso di questi strumenti, tra interventi dello Stato, UE, Regione e Comuni. Alla ZES Adriatica se ne stimano circa 300 milioni di euro. Per l'area Jonica, che prevede un'estensione di 2.579,42 ettari, questo vuol dire una media di circa 77.500 euro per ettaro nei primi tre anni comprensivo di credito d'imposta”.

Necessari secondo l’assessore iter amministrativi semplificati motivo per cui è stato chiesto ai Comuni di ottimizzare i processi per attrarre maggiori investimenti produttivi. Tali processi risulterebbero particolarmente farraginosi. “E' un problema italiano, - prosegue Tilgher- che dovrà essere affrontato con nuovi strumenti normativi e regolativi nel caso delle ZES”

“Dal canto loro, quasi tutti i Comuni delle aree interessate si sono dotati di strumenti di workflow –prosegue - che agevolino il dialogo fra enti e stanno compiendo i dovuti sforzi di fluidificazione del processo e di Change Management”.

“Quasi tutti gli strumenti”, utili a “garantire quei 200 milioni di euro di investimenti pubblici nel primo triennio, rientrano in programmi in corso”,- precisa Tilgher , ma non ci sarebbe alcuna “indicazione diretta” circa  “la possibilità di definire delle dotazioni "riservate" alla ZES, ed in particolare per la ZES Jonica”.

“Non si capisce – aggiunge - dove sia la specialità di Taranto (e delle ZES più complessivamente) se vi ricadono gli stessi contributi "azionabili" in tutta la Regione Puglia”. Una seconda questione atterrebbe è emersa con “la proposta delle agevolazioni fiscali: per lo più tutte a carico dei Comuni interessati”. Dunque “azzeramento degli introiti di IMU, TASI e TARI per esenzione a vantaggio dei nuovi insediamenti”. “L’attrattività della ZES, ad oggi,- sottolinea l’assessore- sembra doversi principalmente basare su uno sforzo economico dei comuni in cui le imprese andranno a localizzarsi”.

“Non vi è dubbio, i Comuni hanno interesse a fare la propria parte.- conclude Tilgher - Ma non si può pensare che l'unico strumento di  attrattività "non ordinaria" debba essere posto in essere dai Comuni”. “Così impostata, la ZES rischia di essere una opportunità perduta ed un ennesimo aggravio, per il Comune di Taranto, come per gli altri comuni, ancora una volta chiamato a vedersela con le proprie forze rispetto ad un progetto costruito altrove."