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Ven, Nov

Via i 'ribelli' dal siderurgico

Via i ribelli dal siderurgico

Economia

Via i ribelli dal siderurgico. Questo appare l’approccio della nuova proprietà Ilva che nel suo rinnovato organico non intravede un futuro per coloro che in questi anni hanno denunciato “fatti e misfatti” della vecchia gestione. Nel frattempo Fim, Fiom, Uilm e Usb di Taranto inviano una lettera all'amministratore delegato di Am InvestCo Italia, Jehl Matthieu, e per conoscenza al Ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio, additando "gravissime anomalie rispetto all'applicazione dei criteri di legge in ambito selettivo del personale”.

Via i ribelli dal siderurgico. Questo appare l’approccio della nuova proprietà Ilva che nel suo rinnovato organico non intravede un futuro per coloro che in questi anni hanno denunciato “fatti e misfatti” della vecchia gestione. Dunque “no dissidenti” piuttosto cori univoci e se possibile ancora suggestionabili dal ricatto occupazionale. I sommersi e i salvati, come direbbe Primo Levi, tra coloro che hanno avuto conferma del proprio ruolo e chi invece dovrà appendere gli arnesi da lavoro al chiodo delle aspettative mancate. Emblematico il caso di uno dei leader del movimento Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, Cataldo Ranieri che nelle scorse ore via Facebook ha comunicato l’avvenuto licenziamento dopo 21 anni di lavoro nel siderurgico. “Era da tempo comunque che non mi sentivo più un dipendente Ilva, già deciso a licenziarmi. Per questo non sono nè meravigliato, nè dispiaciuto. – scrive Ranieri - Non rimango in AS accettero' l'incentivo all'esodo che sicuramente non basterà per pagare mutuo e debiti accumulati in anni di cassa integrazione, ma potrò essere libero di costruirmi quell'alternativa che le istituzioni italiane non sono in grado di garantire”.

La parabola dello stabilimento non sorprende, si tratta in realtà dello specchio più miserevole dei nostri tempi, vissuti all’ombra di decisioni verticaliste, non negoziabili, nell’ambito delle quali le prerogative restano ancora residuali.  I Riva prima ora gli indiani di Arcelor ma nessun cambiamento di rotta, stessa imbarcazione, medesime mappe e destinazioni. Mortificante l’epilogo che ha visto la magistratura scoperchiare il vaso dell’ultraffarismo collettivo ora vanificato da uno Stato rassegnato e prono.  Adesso gli operai sono chiamati a confrontarsi con le decisioni assunte. E c’è poco da scherzare. Fim, Fiom, Uilm e Usb di Taranto hanno, nelle scorse ore, inviato una lettera all'amministratore delegato di Am InvestCo Italia, Jehl Matthieu, e per conoscenza al Ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio, additando "gravissime anomalie rispetto all'applicazione dei criteri di legge in ambito selettivo del personale”.

La denuncia chiara giunge anche dai Gruppi Consiliari Sud in Movimento e riGenerazione: “Ieri, attraverso un semplice link sul web, i lavoratori hanno conosciuto la loro sorte, nel silenzio più assoluto rispetto al metodo di selezione barbarico scelto dall'azienda con la complicità sindacale- spiegano -Ancor più evidenti sono i metodi scelti per selezionare il personale che avrebbero dovuto rispettare alcuni criteri familiari e professionali, ma è andata a finire con la selezione per simpatia e ribellione”.

Esclusi “padri di famiglia con figli e mogli a carico, gravati da mutui ipotecari”, e “tutti gli operai che in questi anni hanno denunciato gli abusi che, prima i Riva e poi la gestione commissariale, hanno perpetrato ai danni della nostra terra, dei suoi uomini e delle sue donne”. “In tutto – concludono - oltre 2000 persone (…)  mandate via  sono  con un click”.

Malgrado ciò resta ancora un valore esponenziale dato dalla dissidenza, dalla capacità di porci in opposizione al potere soprattutto se predatorio e capitalistico. Dunque ben vengano i ribelli,  gli eversivi, i coraggiosi. Perché “cos’altro è un uomo in rivolta?- chiedeva Camus - Un uomo che dice no”.