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Sab, Nov

La fabbrica uguale a se stessa

La fabbrica uguale a se stessa

Economia

L'era Mittal ha avuto inizio questa mattina, nel corso di una conferenza stampa con gli operatori dell'informazione. Viene cancellata la denominazione Ilva, anche dal grande muro della direzione generale. Il nuovo amministratore delegato, Matthieu Jehl, fa incetta di buone intenzioni e sorrisi rassicuranti. Servirà un po' di inglese, e un traduttore simultaneo non proprio impeccabile, a rendere un Inferno dantesco in qualcos'altro nei prossimi anni?

Un po’ di inglese e un traduttore simultaneo non proprio impeccabile. Nel bel mezzo il bignami delle buone intenzioni. L’acciaio più brillante del pianeta, da produrre nello stabilimento di Taranto, come recita una pagina a pagamento comprata sui giornali che strizzano gli occhi al Cretino Collettivo, ha la faccia di Matthieu Jehl – vicepresidente e amministratore delegato di ArcelorMittal Italia. Uno che parla l’italiano come Michel Platini agli inizi della sua carriera nella Juve. Il grande stanzone per le conferenze è stato tirato a lucido, l’occasione è di quelle importanti. L’era dei nuovi proprietari dello stabilimento siderurgico ha avuto inizio questa mattina. Per l’incontro con la stampa (che culo c’era anche la Rai, La 7 e Sky!), i franco-indiani hanno pensato proprio a tutto. Anche a far intervenire una grande gru con la quale rimuovere la scritta IlVA dal muro della direzione generale, ubicata sulla statale Appia. Che industria “regalerà” Mittal ai tarantini – e al Paese intero? Un fabbrica eco-compatibile, “con il più ambizioso Piano ambientale mai sperimentato nella storia dei sistemi produttivi”. Caspita. “Copriremo i parchi minerali – ripete, tronfio, Jehl – entro il 2020 e conterremo tutte gli agenti  inquinanti. A cominciare da sostanze come l’anidride carbonica e la diossina”. E’ la salute? “Nessuna tonnellata di acciaio prodotto vale più del benessere psico-fisico di un nostro lavoratore”. Caspita al quadrato. E bravo Platini. Matthieu Jehl, pardon. Qualche collega solerte, con la solita fregola del quarto d’ora di notorietà di warholiana memoria, pur di dimostrare di aver letto qualche libro se ne esce con il concetto di “economia circolare”. E, il nostro Jehl, fattosi tardi (fuori c’è un buffet ad  attendere gli affamati giornalisti) non lesina speranze per il futuro “Reinvestiremo parte dei nostri profitti per far nascere a Taranto un centro dedito alla ricerca e all’innovazione”. Caspita al cubo. Tutto bello, insomma. Tutto all’insegna del mi raccomando, del vogliamoci bene, del collaboriamo gomito a gomito. Puoi essere internazionale quanto vuoi, ma di fronte alla ricerca del consenso i mezzi da utilizzare sono sempre gli stessi. Le domande sono finite. Vorrei chiedere cosa pensano i nuovi proprietari della ferriere dell’immunità penale regalata da questo e dal governo precedente, ma non c’è più tempo. Big Bang ha detto stop. Fuori c’è il pullman che ti riporta indietro, all’ingresso principale. A prenderlo siamo in tre, tutti gli altri preferiscono prima consumare il buffet. Paga l’Ilva. Anzi, no: Mittal.