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Lun, Giu

Arcelor Mittal su CIGO: "Necessario". "Utile incontro con i sindacati"

ArcelorMittal su CIGO: "Necessario". "Utile incontro con i sindacati"

Economia

Quest'oggi il tavolo romano alla presenza di Confindustria e domani a Taranto tra azienda e sindacati. Al centro la questione della cassa integrazione prevista per i 1400 dipendenti dello stabilimento jonico. Palombella (Uilm): "Richiesta inaccettabile". Dall’Usb Taranto invece “irricevibili posizioni”

Arcelor Mittal si dice pronta al confronto sui numeri della Cassa Integrazione. Quest'oggi il tavolo in Confindustria a Roma, domani a Taranto. All'orizzonte un incontro anche con il Vice Premier Di Maio, i sindacati gli hanno chiesto di fare da Garante per l'attuazione dell'accordo di settembre.

"Un incontro utile" commenta l'azienda al cui incontro assieme ai sindacati erano presenti anche l’amministratore delegato, Matthieu Jehl, il direttore delle risorse umane, Annalisa Pasquini e il direttore degli acquisti, Emmanuel Rodriguez. "Confrontarsi è sempre positivo".

"Oggi abbiamo spiegato nel dettaglio le critiche condizioni del mercato e abbiamo fornito aggiornamenti sullo stato di avanzamento del piano ambientale e industriale ricordando che gli interventi su entrambi i fronti proseguono nelle tempistiche previste.- aggiunge l'azienda - Si tratta di investimenti per un totale complessivo di 2,4 miliardi, di cui 1,2 solo per la sostenibilità. Nel corso dell’incontro abbiamo anche fatto il punto su quanto stiamo facendo sul tema dei contractors e della gestione degli acquisti".

In merito alla questione delle Risorse Umane ArcelorMittal ha presentato "la situazione dettagliata al 31 maggio, confermando di aver rispettato tutti gli accordi presi, a cominciare da quello siglato lo scorso ‪6 settembre". Sui CIGO invece ribadisce: "Si tratta di una misura temporanea che non ha niente a che vedere con la strategia di lungo termine e gli accordi presi". Mentre sottolinea ancora una volta ‬‬‬trattasi di una "scelta difficile, che si rende necessaria a causa delle critiche condizioni del mercato dell’acciaio".

Nel frattempo "domani a Taranto si apriranno gli incontri sul merito del provvedimento e sarà l’occasione per azienda e sindacati di entrare nel dettaglio dei numeri e delle modalità per provare anche stavolta a condividere un percorso".

Il commento di Uilm

Il segretario generale Uilm, Rocco Palombella punta il dito contro le scelte della società: "A meno di sei mesi dall'acquisizione dell'ex Ilva da parte di ArcelorMittal e dalla riconferma degli impegni assunti sul piano ambientale e sulla risalita a 6 milioni di tonnellate di acciaio per lo stabilimento di Taranto, la richiesta di cassa integrazione ordinaria per 1.400 lavoratori risulta inaccettabile".

"Il patto tra produttori europei – aggiunge Palombella – di tagliare la produzione per arginare la presenza di acciaio straniero e quello di difenderne il prezzo non trova giustificazione in Italia. Infatti, dall'acquisizione a oggi lo stabilimento ex Ilva di Taranto sta producendo 1 milione di tonnellate in meno rispetto al piano industriale stabilito. Di fatto, non essendoci stata alcuna risalita produttiva – continua – le condizioni non sono cambiate per giustificare una riduzione di personale. Non c'è alcuna coerenza tra gli impianti che si vogliono rallentare (treno nastri 1, colata continua 5 e un impianto del laminatoio a freddo per il solo mese di agosto) e il numero di persone in cassa integrazione".

"Cosa è cambiato visto che questa è una situazione che permane da oltre tre mesi? Non vorremmo – dice ancora Palombella – che dietro ci fossero altre motivazioni, al momento non note, che potrebbero mettere in discussione gli impegni assunti nel contratto con governo e organizzazioni sindacali; in particolare gli impegni di bonifica, di risanamento ambientale e di salvaguardia dei livelli occupazionali, compresi i lavoratori attualmente in amministrazione straordinaria. Tra l'altro tutto questo ha generato nella comunità jonica grande preoccupazione sul futuro".

"L'incontro di oggi – conclude Palombella – non è stato in grado di chiarire le ragioni legate a questo pesante provvedimento che l'azienda vorrebbe adottare. Noi ribadiamo la nostra contrarietà e abbiamo chiesto che da domani si svolgano incontri nello stabilimento tarantino per verificare ulteriormente come scongiurare un provvedimento unilaterale che metterebbe in discussione quanto costruito faticosamente in questi mesi in termini di relazioni industriali e sociali".

La posizione di Fim Cisl

"In apertura, Arcelor Mittal ha presentato un quadro del mercato che fotografa la situazione attuale di crisi dell’acciaio generalizzato in tutt’Europa. - fa il punto il Segretario nazionale Fim Cisl Valerio D'Alò - In particolare, il calo del mercato auto (che per il gruppo rappresenta il 20% della produzione), a cui si somma la sovraccapacità dovuta ai dazi imposti dagli USA e dall’export della Turchia che è ora 5 volte superiore rispetto al 2016. A questo si sommano i costi energetici e delle materie prime in aumento rispetto alle previsioni. Per queste ragioni - ha spiegato l’azienda - il 6 maggio è stata annunciata una riduzione di 3 mln di tonnellate nel gruppo e il 29 maggio una ulteriore riduzione produttiva negli impianti presenti in Francia e Germania. Per questo hanno avanzato la richiesta di Cassa per 1400 lavoratori".

Circa gli investimenti per la messa a norma degli impianti "seguono le scadenze come: coperture nastri trasportatori, parchi primari e secondari, demolizione Afo3, batterie 9 e 10 e appalti dei filtri Meros alla Primetals. Sui 2,3 mld di acquisti sono fatti per il 15% da fornitori locali e si sta procedendo alla creazione del database delle aziende di appalto e dei dipendenti con i contratti applicati. Una nota positiva il miglioramento dell’indice infortuni che passa dai 41 eventi di aprile 2019 ai 21 di maggio 2019".

"Come Fim abbiamo evidenziato l’impatto negativo che l’annuncio della Cassa integrazione ha avuto sui lavoratori che vedono nella scommessa Arcelor Mittal un rilancio ma trovano, sebbene in condizioni di mercato e produttive inequivocabili, una ulteriore frenata. Si è così chiesto all’azienda di verificare se ci siano le condizioni per evitare il ricorso agli ammortizzatori sociali. - precisa il Segretario - Abbiamo chiesto che sia completato al più presto il numero delle assunzioni previste nell’accordo. È sicuramente positivo che le opere di messa a norma degli impianti proseguano nelle scadenze previste ma ci teniamo a tenere alta l’attenzione su tutta una serie di manutenzioni ordinarie e straordinarie che sono ancora carenti. Non è più accettabile l’assenza di DPI o di pezzi di ricambio".

"Per noi va bene fare incontri di verifica, è un’apertura apprezzabile, - ha precisato D'Alò - ma serve anche la convocazione al MiSE, così come prevista nel testo dell’accordo, perché è importante capire come si procederà con il tema bonifiche nei siti di Genova e Taranto, su questo il Ministero è completamente assente, vertenze delicate come questa vanno seguite e verificate giorno dopo giorno non possono essere abbandonate a ogni giro di campagna elettorale."

"A fine riunione, l’azienda ha confermato che, nonostante il periodo di mercato non favorevole, l’ex-Ilva rimane la principale scommessa del gruppo Arcelor Mittal in Europa . - conclude il sindacato -
Domani le strutture territoriali di Taranto incontreranno l’azienda per la discussione di merito sulla Cassa integrazione per verificarne se ci sono opportunità per rivedere i numeri e limitarne l’uso dell’ammortizzatore".

Dall'Usb Taranto

Dall’Usb Taranto invece “irricevibili posizioni”:  “Nell'incontro tenuto oggi a Roma nella sede di Confindustria tra sindacati e ArcelorMittal in merito alla cassa integrazione che scatterà dal primo luglio per 1400 lavoratori e per la durata di 13 settimane – dichiara il coordinatore provinciale Francesco Rizzo – vista la totale insoddisfazione a seguito delle non ricevibili posizioni dei gestori abbiamo lanciato l'ultimatum ad ArcelorMittal che gestisce lo stabilimento di Taranto: ritiro immediato della cassa integrazione annunciata e rispetto degli accordi presi presso il MiSE solo otto mesi fa circa l'assunzione del personale. Se ciò verrà disatteso al prossimo incontro ministeriale ritireremo l'accordo stipulato ed indurremo ArcelorMittal a rinunciare alla gestione dello stabilimento".

Dalla Fiom

Mentre la Fiom critica la politica di Arcelor: "In una situazione delicata come quella di Taranto - commenta la Segretaria generale Fiom Francesca Re David - è sbagliato prendere decisioni e limitarsi a dare comunicazioni". E aggiunge: "Siamo preoccupati".

I sindacati hanno chiesto al vice premer di intervenire nella veste di Garante per l'attuazione degli accordi presi considerando 1600 dipendenti rimasti in cassa integrazione a novembre salirebbero a 3 mila il numero di operai fuori dal ciclo produttivo . Da qui il timore che le proposte di impiego attese dall'azienda nel 2023 siano messe a rischio.