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Mar, Lug

Gestione AM.”Dubbi e contraddizioni”

Gestione AM.”Dubbi e contraddizioni”

Economia

Intervista al Segretario nazionale della Uilm, Rocco Palombella a sei mesi dall'ingresso del gruppo franco-indiano nella fabbrica tarantina

“Dopo una prima fase in cui è stato tangibile il cambiamento,peraltro naturale, rispetto alla gestione commissariale,oggi siamo perplessi per diverse ragioni”. A parlare è Rocco Palombella, Segretario generale della Uilm,al quale chiediamo un primo bilancio a circa sei mesi dall'ingresso di Arcelor Mittal nello stabilimento siderurgico jonico.

“Una prima impressione piuttosto positiva di fronte a un gruppo mostratosi capace di gestire una simile fabbrica, oltreché sensibile alla sicurezza e intenzionato a comprendere la posizione del personale;oggi invece le cose non sono più così chiare e rileviamo una serie di contraddizioni. Avevamo chiesto di rispettare in primis l'ambiente con una rigorosa osservanza delle prescrizioni dell'Aia, poi i livelli occupazionali e i salari, rifiutando a priori qualunque tentativo di ridurre le remunerazioni o incrementare gli orari. Su tutto il resto ci siamo detti disponibili a trattare”. 

Cosa è accaduto di fatto?
“Sulle prescrizioni, Arcelor Mittal dichiara di essere in anticipo rispetto alla tabella di marcia e non abbiamo motivo di metterlo in dubbio. Solo un'osservazione. Le risorse che si stanno utilizzando sono anticipate dall'amministrazione straordinaria...”
Per il personale?
“Noi puntiamo ovviamente alla piena occupazione. Ecco perché ci preoccupa per esempio il fatto che, alla ripartenza del Tubicifio, non sono stati richiamati lavoratori tra i 1.700 in Cassa Integrazione”.
Altro passaggio non molto chiaro quello delle graduatorie per la scelta dei lavoratori da assumere. E' così?
“Assolutamente. Questo ha generato non poco malcontento. Non abbiamo fatto ricorso perché alle vie giudiziarie preferiamo sempre il dialogo, ma riscontriamo l'utilizzo di criteri discriminanti tra un lavoratore e un altro”.
A questo si aggiunge l'ultimo annuncio di 1.400 nuovi cassintegrati...
“Cosa che peraltro era stata esclusa appena due mesi fa quando Am annunciò la contrazione della produzione in altre fabbriche d'Europa, ma non in quella jonica. A Taranto l'obiettivo era quello di raggiungere i 6 milioni di tonnellate di produzione e 3,5 di lavorazione su bramme provenienti da fuori. Qualche giorno fa la comunicazione della Cassa Integrazione per 1400 lavoratori dall'1 luglio, per 13 settimane, per crisi di mercato.  Di certo non un bel segnale e soprattutto assurdo che non sia stato previsto per tempo. Addirittura, ribadisco, era stato escluso. L'azienda giustifica questa decisione con la crisi di mercato”.
Che tipo di rapporto Arcelor Mittal ha instaurato con il sindacato?
“Abbiamo riscontrato la mancanza dell'abitudine al confronto con le organizzazioni sindacali. Dunque parliamo di una relazione da costruire. Nostro impegno è anche quello di trasmettere il concetto secondo cui non possono essere adattati modelli organizzativi che appartengono ad altri luoghi, ma vanno decisamente contestualizzati”.

Traspare la preoccupazione per l'annuncio fatto, che trova giustificazioni relative. L'ipotesi è che da ciò si possa evincere una convinzione più debole da parte del gruppo franco-indiano per quel che riguarda l'impegno assunto con riferimento all'acciaieria tarantina. Forse per la resistenza da parte dei cittadini che chiedono il rispetto dei fondamentali diritti alla tutela dell'ambiente e della salute? O forse, cosa assai più probabile, gli investitori potrebbero essere dubbiosi se proseguire o no per le questioni legate alla immunità penale.
Ora si attende il prossimo appuntamento tra sindacati e Am previsto per giovedì 20 giugno a Taranto; le organizzazioni sindacali hanno chiesto all'azienda di rivedere la decisione dei 1.400 nuovi cassintegrati.