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Mar, Lug

Immunità penale, ArcelorMittal annuncia la chiusura entro il 6 settembre

Immunità penale, ArcelorMittal annuncia la chiusura entro il 6 settembre

Economia

Melucci: “Dichiarazioni che generano molta preoccupazione”. Usb Taranto: “Grave condotta portata avanti in questi mesi dal gruppo nella gestione del siderurgico”

In assenza di una soluzione al problema della protezione legale, l’ex stabilimento di Taranto chiuderà il 6 settembre quando entrerà in vigore la legge che ha abolito l’immunità. A dichiararlo l’ad di ArcelorMittal Europa, Geert Van Poelvoorde, al termine di una conferenza di Eurofer. “Il Governo continua a dirci di non preoccuparci, che troverà una soluzione, ma finora non c’è niente. Quindi il 6 settembre l’impianto chiuderà. Abbiamo ancora due mesi, spero che il Governo trovi una soluzione, siamo aperti a discutere”.

Sulla questione è intervenuto il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci: “Le dichiarazioni del gestore continuano a generare molta preoccupazione. Già al tavolo del CIS di lunedì scorso a Taranto avevo chiesto al Vicepremier Di Maio se stesse elaborando per precauzione un piano alternativo, ma la risposta non è stata convincente. Spero il Governo agisca in fretta per mettere in sicurezza la vicenda”.

Usb comunica al Ministero dello Sviluppo Economico che alla prossima convocazione proclamerà sciopero e contestuale presidio sotto il palazzo del MiSE con tutti i lavoratori impiegati in AM InvestCo insieme ai lavoratori posti in Amministrazione straordinaria e a quelli impiegati nelle aziende dell'indotto. “La protesta è inevitabile a seguito della grave condotta portata avanti in questi mesi da ArcelorMittal nella gestione dello stabilimento di Taranto: - spiegano - accordo di settembre totalmente violato, mancano oltre 100 unità al numero totale accordato; per gli ingiusti criteri di assunzione adottati ed a seguito della nostra denuncia ai sensi dell'art.28 il gestore veniva condannato a marzo di quest'anno dal Tribunale di Taranto per comportamento antisindacale; ed inoltre, la richiesta da parte dell'azienda di ricorrere alla cassa integrazione per ulteriori 1400 lavoratori. Ma come è possibile chiudere un accordo sindacale proprio per evitare la cassa integrazione e dopo soli 8 mesi ricorrere alla cassa?”

“In merito alla questione ditte in appalto si presentano altre criticità che denunciamo da mesi. – prosegue il sindaco - Abbiamo appreso che, con poche parole ed in due secondi, si esclude una ditta locale storica e leader nel settore delle pulizie civili che impiega 110 lavoratori. Il gestore mira ad una competizione tra le aziende in appalto che è direzionata al ribasso. Un'operazione di marketing studiata a tavolino volta all'estremo risparmio del gestore con gli operai posti in cassa integrazione mentre allo stesso tempo "terzializza" le attività con la forza lavoro delle ditte in appalto e da queste esclude dai servizi quelle locali. A tutto ciò si aggiunge la critica situazione degli impianti carenti di manutenzioni ordinarie e straordinarie, una situazione che pone a serio rischio sicurezza i lavoratori, perché il gestore non investe nessuna risorsa economica. Mancano le tute per i lavoratori che rappresentano la base dei DPI: - concludono - quelle nuove dovevano arrivare nel corso di questo mese ma per gli operai in fabbrica si va avanti con il riutilizzo delle tute mandate in lavanderia che appartenevano ai lavoratori posti in cassa integrazione”.