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Mar, Lug

AM. Incontro al Mise: nulla di fatto!

AM. Incontro al Mise: nulla di fatto!

Economia

Confermata da parte dell'azienda l'intenzione di portare avanti la Cassa Integrazione per 1395 e nessuna parola è stata spesa per rassicurare circa il futuro degli stessi lavoratori dopo le 13 settimane. Preannunciate azioni di lotta sindacale. Contestato Palombella dai lavoratori in presidio USB. A breve nuovo tavolo romano

L'incontro di oggi al Mise fra sindacati, Governo e ArcelorMittal si è svolto per monitorare il rispetto dell'accordo siglato a settembre. Il confronto si è aperto con la novità che riguarda l’atto della Procura di Taranto ,che decreterebbe lo spegnimento dell’Altoforno 2 (Afo 2), una notizia che, insieme alla richiesta di cassa per fronteggiare il calo del 40% delle importazioni in Europa di coils, preoccupa moltissimo le Organizzazioni Sindacali. Presenti al tavolo l’ad di Arcelor Mittal Matthieu Jehl, le organizzazioni sindacali di categoria Fim, Fiom, Uilm nazionali e territoriali,Usb e Uglm  i commissari Ilva As Picucci e Fazio, alla presenza del Ministro Luigi Di Maio e del vice capo di gabinetto Fontana.


"L’andamento del confronto ha reso evidente che la questione dell’immunità penale, pur non facendo parte dell’accordo sindacale, assume un rilievo preliminare per il proseguimento del tavolo di monitoraggio. Se non si risolve la questione della certezza del quadro legislativo, tra Governo e azienda, non si  avvia una concreta verifica degli impegni assunti. L’azienda non ha dato nessuna disponibilità a rivedere la decisone della cassa integrazione ordinaria a Taranto, nè ha fornito risposte sulle altre questioni sollevate con un atteggiamento di semplice comunicazione delle decisioni assunte, che riteniamo inaccettabile. Il tavolo di oggi è stato riaggiornato ai prossimi giorni. Auspichiamo che in tale sede ci siano le condizioni per affrontare un confronto di merito”.Lo dichiara in una nota Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil, al termine del confronto tenuto presso il Mise per il monitoraggio del piano industriale, ambientale e occupazionale così come previsto dall'accordo di settembre. 


Il Ministro Di Maio ha comunicato durante l’incontro che il Governo sta interloquendo con la Procura e hanno chiesto di sospendere il provvedimento di spegnimento.
Per la Fim Cisl, il Segretario Generale Marco Bentivogli, ha sottolineato la necessità, e l’urgenza, di rispettare le scadenze dell’accordo che va verificato e monitorato a livello di stabilimento, territoriale e nazionale. 
“Siamo molto preoccupati – ha detto il Segretario Fim – rispetto a quello che sta accadendo. La notizia di oggi del possibile spegnimento di Afo2 si somma agli altri problemi riguardanti la cassa e lo scudo penale, complicando non solo la gestione dell’accordo ma soprattutto il rilancio industriale e l’ambientalizzazione. L’incertezza sullo scudo penale che, ricordiamo, è solo temporaneo e limitato ai lavori che servono all’applicazione dell’Aia, va sciolta il prima possibile perché non si possono scaricare sui lavoratori, e sulle loro famiglie, i rischi della chiusura degli impianti e della perdita del lavoro in una zona del Sud del Paese con grossi problemi occupazionali. Rispetto alla richiesta di cassa integrazione, riteniamo che l’azienda, partita con un livello occupazionale più basso rispetto alla precedente gestione, abbia già le necessarie flessibilità per affrontare il calo della domanda di acciaio, senza dover ricorrere agli ammortizzatori sociali. Per questo chiediamo il ritiro della procedura di cassa integrazione e l’impegno da parte di tutti a fare la propria parte senza scaricare su lavoratori e ambiente le proprie responsabilità. Anche perché è  molto grave che azienda non abbia dato alcuna rassicurazione sul rientro alla fine delle 13 settimane dei 1395 lavoratori. L’accordo sul piano non ha compiuto ancora un anno, l’azienda è sottodimensionata, bisogna evitare azioni unilaterali che pregiudicherebbero la tenuta dell’intesa del 6 settembre 2018”.

 

“Riteniamo positive le parole del ministro Di Maio che oggi ha assunto impegni precisi per scongiurare la fermata dello stabilimento ArcelorMittal di Taranto, ha ribadito la inderogabile validità del Dpcm di settembre 2017 (piano ambientale) e si è impegnato nei prossimi giorni a intervenire, se necessario, con strumenti legislativi per garantire il rispetto del piano stesso”. Così il Segretario generale Uilm, Rocco Palombella. “Abbiamo registrato invece – spiega Palombella – un ritardo nell'applicazione dell'accordo del 6 settembre 2018 sia da parte di ArcelorMIttal che dell'amministrazione straordinaria”. “Sul tavolo - continua il leader della Uilm - c’era anche un altro argomento su cui purtroppo non ci sono stati passi in avanti, ovvero la cassa integrazione ordinaria per circa 1.400 lavoratori, una decisione presa unilateralmente da ArcelorMittal”. Palombella fa inoltre notare come il peso della crisi dell'acciaio stia per ricadere esclusivamente sulle spalle dell'Italia e dei lavoratori dell'ex Ilva e che il taglio stesso della produzione di acciaio negli stabilimenti sta avvenendo in modo discriminatorio: “A Taranto sono previste 1 milione di tonnellate in meno rispetto al piano industriale, mentre negli stabilimenti in Polonia, Germania, Francia e Spagna si tagliano complessivamente 2 milioni di tonnellate di acciaio”. “Se le cose non cambieranno, ci vedremo costretti a continuare le iniziative di lotta coinvolgendo tutti gli stabilimenti ArcelorMittal Italia che attualmente non sono coinvolti, ma che sono comunque a rischio”.

 

Attimi concitati al presidio organizzato dall'Usb a Roma presso il ministero dello Sviluppo Economico in occasione del nuovo tavolo sull'ex Ilva tra governo, azienda e sindacati. Quando il segretario generale della Uilm Rocco Palombella è passato tra i lavoratori, questi lo hanno aggredito verbalmente. Alla base della spaccatura, ci sarebbero le posizioni della Uilm a favore del mantenimento dell'immunità penale per i vertici di Arcelor Mittal e la gestione della selezione del personale da parte dell'azienda, che, a detta degli iscritti Usb, avrebbe favorito i lavori iscritti ai sindacati confederali a discapito loro. Il presidio dell'Usb ha visto la partecipazione di 250 lavoratori; a Taranto intanto era in corso lo sciopero.
Ribadiamo che la posizione dell'Usb è a favore della revoca dell'immunità penale per i gestori dello stabilimento.

 
L'Usb chiede al Governo di considerare risolto il contratto e riprendere in mano pubblica l'ex gruppo Ilva. “Il ricorso alla cassa integrazione per 1400 lavoratori a soli 8 mesi dalla firma dell'accordo, rappresenta un colpo durissimo alla credibilità dell'impegno ad assumere tutti i lavoratori oggi in cassa integrazione entro il 2023.Nonostante le reiterate richieste del ministro Di Maio al management di AM investco di rivedere la propria posizione sulla cassa integrazione, l'azienda si è detta indisponibile anche solo a discuterne così come non garantisce il rientro dei lavoratori oggi collocati in cassa. 
A ciò si aggiunge l'indisponibilità di fatto a discutere dei lavoratori discriminati all'atto delle assunzioni, delle scelte organizzative sul tema degli appalti, sull'intervento immediato negli impianti fatiscenti. Per queste ragioni abbiamo dichiarato che, previo verifica con il nostro gruppo dirigente, avremmo ritirato la firma dall'intesa del 6 settembre 2018.
Al governo chiediamo di prendere atto della scelta di Arcelor-Mittal di non rispettare i contenuti dell'accordo, considerare risolto il contratto e riprendere in mano pubblica l'ex gruppo Ilva. Occorre proseguire la mobilitazione e riallacciare i rapporti con il mondo ambientalista allo scopo di costruire insieme una battaglia per il diritto alla salute, per il risanamento ambientale,  la difesa integrale dell'occupazione e del reddito”.