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Mer, Nov

Ex Ilva: nuova pioggia di commenti

Ex Ilva: nuova pioggia di commenti

Economia

Dopo il confronto di ieri tra Governo e Arcelor Mittal cominciano ad arrivare pareri e proposte. Perrini: "Una guerra tra poveri"

Assessore Regionale Sviluppo Economico Mino Borraccino - “Questa volta il Governo non può ripetere gli errori del passato e dei precedenti Governi. Si faccia la Valutazione del Rischio e dell'Impatto Sanitario e si garantisca, in ogni caso, la messa in atto di quanto è necessario per garantire salute e lavoro. Se Arcelor Mittal, o qualunque altra nuova "cordata" pronta a subentrare, di cui si parla, non sono in grado di dare garanzie in tal senso, lo Stato italiano deve riprendere l'azienda sotto il controllo pubblico per mettere in atto la riconversione della fabbrica (anche sostituendo l'utilizzo del carbone con il gas) ed il risanamento del territorio”.
Giampiero Mancarelli Segretario provinciale PD Taranto - “Presupposto di ogni ragionamento è la protezione della salute e della sicurezza degli operai e dei cittadini della Terra Ionica. E allora, basta dividere gli attori di questa maledetta storia complicata in difensori dell'acciaio e difensori della salute.
Se il disimpegno di Mittal si concretizzasse non vi sarebbero vincitori.Oggi l'unica via percorribile è proseguire il contratto in tutte le sue parti.
Si eliminino, quindi, gli alibi. Serve a poco trovare colpevoli (moltissimi) e cortesi ma falsi difensori della nostra Terra, il punto è che non si intravedono alternative realmente possibili e concretizzabili. Condividiamo e sosteniamo con forza quanto dichiarato dal nostro Segretario nazionale Nicola Zingaretti: "Sulla vicenda ex Ilva il Governo deve garantire in tempi rapidi e con ogni mezzo, anche legislativo, la permanenza dell'attività produttiva siderurgica a Taranto e la completa realizzazione del piano di risanamento ambientale”.

Giovanni Battafarano (Pd) - “La questione dell'Ilva di Taranto non è solo l'1,5% del PIL italiano. E' anche motivo di sofferenza e di morte per tante persone di Taranto. Eppure si vuole salvare la fabbrica, si vogliono salvare le migliaia di posti di lavoro, diretti e indiretti! E' giusto tenere insieme le ragioni della salute, del lavoro, dell'ambiente. Ma come farlo?
Possiamo cominciare a dare sostanza concreta alla parola "decarbonizzazione"? Si organizzi a Taranto una conferenza nazionale sulla decarbonizzazione. La promuova il Governo o lo faccia il PD. Si invitino tutti i soggetti istituzionali, sociali, produttivi interessati. Si invitino anzitutto gli esperti di piani industriali e finanziari.
Solo una prospettiva di radicale cambiamento può salvare l'Ilva, può (potrebbe!?) essere accettata dai tanti tarantini disillusi e preoccupati. Solo così si potrebbe gestire la fase di transizione, con i suoi inevitabili sacrifici e compromessi. A tutto ciò, andrebbe aggiunto un serio Piano di riconversione produttiva".

Il consigliere regionale di Direzione Italia, Renato Perrini commenta: “L'ex Ilva rischia di innescare una guerra fra poveri senza precedenti. In queste ore, giustamente, si stanno concentrando tutte le attenzioni e le preoccupazioni sugli oltre 10mila lavoratori direttamente dipendenti, tutti sono preoccupati di assicurare loro una continuità occupazionale. I lavoratori dell'indotto, invece, vengono considerati di Serie B, come se fosse scontato che il loro destino sia irreversibile. Non solo, ma le Istituzioni si sono dimenticate anche delle aziende dell'indotto, di chi potrebbe continuare a garantire il lavoro a 5/6mila addetti. Queste nel silenzio più totale, nell'ultimo anno, hanno perso molte commesse perché l'Arcelor Mittal ha spesso preferito aziende di riferimento e del Nord, senza neppure saldare i crediti che queste vantano. – aggiunge - Su questa problematica avevo personalmente chiesto un'audizione con i vertici del siderurgico; l'audizione è avvenuta non più di un mese fa, ma senza nessun esito e oggi appare fin troppo chiaro il motivo: Arcelor Mittal stava già pensando di abbandonare Taranto”.