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Dom, Dic

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Economia

Una delegazione di Confindustria, capeggiata dal presidente Marinaro, si è recata quest'oggi a Roma dinanzi alla sede del Ministero per lo Sviluppo Economico. Chiedono di poter riscuotere i 50 milioni di euro vantati nei confronti di Mittal

Taranto chiede rispetto al Governo Conte. Lo fa attraverso le imprese dell’indotto Ilva. Ci sono 50 milioni di euro che ballano lungo il crinale degli accordi contrattuali da rispettare e di un eventuale, nuovo tracollo finanziario. Confindustria – con il suo presidente, Antonio Marinaro – diversi sindaci dei comuni jonici (Melucci, of course, assente cronico) hanno manifestato il proprio disagio, le sofferenza di un territorio sedotto e abbandonato, dinanzi alla sede del Ministero per lo Sviluppo Economico, quest’oggi a Roma. Al ministro Patuanelli, il rappresentante degli industriali jonici ha chiesto il rientro delle pendenze economiche vantate nei confronti di Mittal. Il non ripetersi, insomma, di quanto accaduto negli anni scorsi con l’Ilva in amministrazione straordinaria. In quel caso fu lo Stato, e non i franco-indiani, a scippare dalle tasche delle imprese tarantine qualcosa come 150 milioni di euro. La storia, si spera, possa non ripetersi. Altrimenti si tramuterebbe in farsa. Condizione mai tanto remota quando si parla di un rapporto – quello della citta pugliese con l’acciaieria – logoro da anni, ormai. Conte, l’avvocato del popolo, l’uomo che neanche lui sa perché si ritrovi a fare il presidente del Consiglio, ha invocato un concorso d’idee per Taranto. Bel proposito, più utile a Melucci quando commissionò ad una società barese la realizzazione del logo cittadino, che al capo del governo italiano.