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Bonifico/Bonifica. A Taranto è solo una questione di genere

Bonifico/Bonifica. A Taranto è solo una questione di genere

Editoriali di Vincenzo Carriero

Mittal prende in giro tutti: cittadini, lavoratori e governo nazionale. Svuota il siderurgico di tutto ciò che può essere venduto fuori per fare soldi. Sembra di assietere all'Antigone di Sofocle: un grande rapporto incestuoso tra la dignità perduta e l'orgoglio mai avuto

Nel dedalo ambiental-industriale tarantino è incistato un sostantivo, una parola chiave in grado di esplicitare molto del nostro prossimo futuro. Basta cambiarne il genere per coprire la vasta gamma del chiacchiericcio paraculo ed istituzionale di queste settimane. Il vocabolo in questioni – i vocaboli, pardon – riflette la diade bonifica/bonifico. La bonifica mai realmente realizzata della più grande industria italiana ed europea (è notizia di ieri, di un fascicolo d’indagine aperto dalla procura di Taranto contro gli ex commissari Bondi e Gnudi per la gestione e lo stoccaggio dei rifiuti nella discarica della vergogna: Mater Gratiae). Il bonifico preannunciato, e mai eseguito, dagli indiani che giocano a fare gli indiani con l’esasperazione di lavoratori e imprese dell’indotto. Non c’è soluzione di continuità nello scempio in corso. Tutti recitano la propria parte in ossequio alla tradizione teatrale, da commedia tragica, riferibile all’ex capitale della Magna Grecia. Il Governo nazionale è ormai una macchietta vivente. A Palazzo Chigi sarebbero disposti a tutto pur di far ritornare Mittal sui suoi passi. Il Cantiere-Taranto ribadito dall’avvocato di un popolo che non se lo fila più, altro non è che una preghiera laica reiterata ai primi produttori di acciaio al mondo perché, gli stessi, desistano dal proposito di lasciare la città dei due mari. Michelone nostro (alias Emiliano da quel di Bari) è al tempo stesso per la decarbonizzazione dell’ex Ilva e per bloccare il progetto del gasdotto trans-adriatico nel Salento. Dove prenderemo il gas, per far funzionare eventualmente la fabbrica, è un arcano che il governatore delle Puglie svelerà solo dopo le prossime elezioni regionali. Di Zingaretti, giunto da queste parti nei giorni scorsi, non voglio parlare per il rispetto reverenziale che nutro verso “Il Commissario Montalbano”. E’ l’emblema di una sinistra ovvia e anodina, il segretario di quel residuato storico che risponde al nome del Pd.  Gli enti locali – Comune e Provincia – non sono della partita per manifesta inconsistenza politica di chi rappresenta queste specifiche amministrazioni. Il M5S, con i parlamentari/desaparecido espressi dal territorio, aspetta la legge sul fine vita per togliere definitivamente il disturbo. Con la reintroduzione dello scudo penale, verranno presto accontentati. Nel frattempo, i franco-indiani caricano sui propri tir tutto quanto possono portarsi fuori dal siderurgico per venderlo al miglior offerente. E, al tempo stesso, giocano con la tensione nervosa di chi controlla in modo ossessivo le proprie coordinate bancarie. Sembra l’Antigone di Sofocle. Quella tarantina, in effetti, cos’è se non la storia di un rapporto incestuoso tra la dignità perduta e l’orgoglio mai avuto?