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Gio, Gen

La soluzione finale

Editoriali di Vincenzo Carriero

Ogni maledetta serà è sempre la stessa storia. Dai camini dell'ex Ilva vengono sputati veleni e sentenze di morte futura. Un ecocidio di massa, di questo trattasi. Con il silenzio-assenso di una politica senza alcun credito ormai

Gli operai vanno mandati a casa. Altre 5000 unità scarse secondo i desiderata di Mittal. La produzione va a rilento. I pagamenti alle imprese dell’indotto arrivano a babbo morto. Soltanto l’inquinamento cresce nella fabbrica più compromessa d’Europa. Almeno in questo, c’è coerenza: con i franco-indiani e con quelli che sono venuti prima di loro (compresa la gestione dello Stato). Non cambia niente, non è mai cambiato niente in tutti questi anni. La foto che vi proponiamo, scattata da un’abitazione ubicata nel comune di Statte, attesta quello che ogni sera si verifica impunemente. Dai camini esce di tutto, veleni, sentenze di malattie future, sostanze di morte che uccidono i residenti di questa martoriata – e abbandonata – terra. Se non siamo alla soluzione finale, poco ci manca. La logica è ormai chiara, anche al più sprovveduto di dinamiche siderurgiche: sfruttare al massimo impianti obsoleti per ricavarne il più possibile. Altro che bonifiche. Prima che Conte risponda, prima che Patuanelli rediga un nuovo Piano Industriale, prima che i sindacati proclamino l’ennesimo sciopero generale, questi ci fanno fessi tutti. Ci uccidono e vanno via. Un ecocidio di massa, di questo trattasi. E smettiamola per favore con le cazzate tra industrialisti e ambientalisti. Con l’inganno tra viene prima il lavoro o la salute. E’ per colpa di queste finte antinomie se abbiamo superato la soglia della civiltà per abbracciare quella dell’infamia.