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Lun, Gen

Valutazione danno sanitario, lo strano silenzio della Regione

Editoriali di Vincenzo Carriero

La richiesta di riesame dell'Aia, voluta dal ministro Costa a maggio di quest'anno, è ferma perché Big Michele parla molto e agisce poco. Il monito di Camus nei confronti di una politica che oltre agli slogan non sa andare

Chiacchiere e distintivo. Questa è la politica, per larghissima parte, ai nostri giorni. A Roma così come a Bari. In Europa e nell’ultima propaggine dell’Impero, in quel di Taranto. La vicenda dell’ex Ilva è paradigmatica rispetto a quel che sosteniamo. Si prenda il presidente del Consiglio: il Conte Max. Rende visita al capoluogo jonico ogni 2 X 3, stringe mani e dispensa sorrisi a tutti (tranne ai giornalisti, che apostrofa alla stregua di una gerarca fascista di second’ordine), parla come un disco rotto, ma oltre non sa andare. Mai un proposito realmente spendibile. Nessuno progetto da concretizzare nel breve, medio e lungo periodo. Messo alle strette, dalla sua stessa inadeguatezza, ricorre persino al G7 (qualcuno gli ricordi che, nel frattempo, si è aggiunta anche la Russia al banchetto dei potenti della Terra!). Ricorda il Mourinho dello zero tituli. Stessa cosa dicasi per Michelone nostro. Un guaio senza fine, che la Storia – mai abbastanza benevola – ha voluto regalare a tutti i pugliesi desiderosi di confrontarsi con il nulla. Il Governatore dice di avere Taranto nel cuore, parla di decarbonizzazione degli impianti – e, al tempo stesso, è contrario al gasdotto di Melendugno – ma, dinanzi alla procedura di riesame dell’Aia (Autorizzazione integrata ambientale), voluta dal ministro Costa a maggio di quest’anno, tarda a  rilasciare la Valutazione di danno sanitario. La Regione avrebbe dovuto procedere in tal senso entro il 25 ottobre scorso. E invece niente, nessun segnale è mai pervenuto. Con il risultato che il riesame può iscriversi anch’esso nella logica pallonara dei "zero tituli". Rendere visita a Taranto la vigilia di Natale senza agire nel concreto, senza fornire soluzioni adeguate ai problemi vissuti tutti i giorni dell’anno, equivale ad una colossale e ipocrita presa per i fondelli. Aveva ragione Albert Camus: “Il guaio delle nostre società è aver sostituito gli slogan al dialogo (…)”.