25
Mar, Feb

Il futuro è sostenibile

Il futuro è sostenibile

Editoriali di Vincenzo Carriero

Gli investimenti dovranno essere responsabili; il profitto guardare ai risvolti sociali. Al World Economic Forum di questi giorni si ridisegnano le fondamenta stessa della finanza internazionale. Siamo dinanzi ad un tornante epocale della Storia, il capitalismo che diviene verde e digitale. Afferrare Proteo non è possibile, ma sognare non costa nulla

Il futuro è sostenibile. Anche il presente, se ci pensiamo bene. Nonostante Adam Smith, e il suo paradosso sulla poca benevolenza del macellaio, persino il capitalismo potrebbe esserlo. Nel forum di Davos di questi giorni, Laurence Douglas Fink – un turbofinanziere che guida BlackRock: il fondo d’investimento che gestisce seimila miliardi di dollari, tre volte il prodotto interno lordo dell’Italia – ha dichiarato dinanzi ad un attonito Donald Trump che gli investimenti “devono essere responsabili”. Siamo, come ha ben scritto Stefano Cingolani su Il Foglio di sabato scorso, al cospetto di una completa trasformazione delle fondamenta stessa della grande finanza internazionale. Profitto e socialità: sono queste, ormai, le coordinate di un novello Proteo della modernità. La divinità greca che dal profondo del mare si occupa di profondità: di pensiero, di congetture mai banali, di prospettive dilatate nel tempo. Proteiforme per l’appunto. Al World Economic Forum non si è voluto mettere in discussione il concetto di profitto; si è ragionato, molto più semplicemente, su tutti i portatori d’interesse per le società quotate in borsa: gli azionisti, ma anche i dipendenti, i clienti, le comunità. Già, le comunità. E ancora giù, sino ad ampliare i concetti, sino agli abissi degli oceani, con Proteo - signore delle acque dove tutto scorre e si trasforma. Karl Marx ha vinto, ironia della Storia, per mano dei suoi stessi avversari; altro che comunismo e dittatura del proletariato. Il primo gruppo bancario italiano (Intesa Sanpaolo) ha deciso di destinare 50 miliardi di euro per prestiti supplementari a chi investe sul cambiamento climatico. E’ di questi giorni il varo di una campagna pubblicitaria per la costruzione a Genova di nuovi edifici – come spiegato dall’amministratore delegato, Carlo Messina – distrutti dopo il crollo del ponte Morandi. L’imprenditore vero visionario delle nostre società? Il capitalismo che diviene digitale, verde e responsabile. Se non fosse un azzardo, poco ci mancherebbe. Afferrare Proteo non è possibile. E alla fine, come ci suggerisce Cingolani, spetterà al capitalismo che l’ha generata salvare la democrazia liberale…