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Dom, Apr

Il buongiorno si vede dal cretino

Il buongiorno si vede dal cretino

Editoriali di Vincenzo Carriero

Ogni mese è lo stesso mese con Mittal. Più che la Morselli come Amministratore Delegato del gruppo franco-indiano, avrebbero fatto bene a puntare su Tomasi di Lampedusa. Siamo ospiti in casa nostra, con le imprese dell'indotto trattate alla stregua di miserabili questuanti. Meno male che c'è il Conte Max. Da Sofia dice che il virus Corona si terrà lontano dall'Italia e che sull'ex Ilva siamo ai dettagli di un accordo così bello che non si può credere

Ogni mese è lo stesso mese. La circolarità temporale, tanto cara agli antichi greci, avvolge – e stritola - il nostro vissuto quotidiano. Con Mittal tutto cambia perché nulla cambi. Più che la Morselli come Amministratore Delegato del gruppo franco-indiano, avrebbero fatto bene a puntare su Tomasi di Lampedusa. In effetti cos’è questa triste storia se non la riedizione in chiave moderna – e protoindustriale – del “Il Gattopardo”. Luchino Visconti ci avrebbe scritto la sceneggiatura e confezionato un film. Una pellicola ascrivibile al genere tragicomico. Un mondo conservatore, chiuso, a tratti tribale, che non vuole saperne di accarezzare le novità. Il premier da Sofia, Bulgaria, dice che sull’ex Ilva ci sarebbe un accordo. Che siamo ai dettagli. Che manca poco. Bene. E’ possibile che lo si conosca tutti questa fantomatica sintesi ambientale e produttiva confezionata da lorsignori? Sono mesi che diamo fiato alle parole senza che alle stesse seguano fatti certi e duraturi. Le cene alla vigilia di Natale con i poveri e i prelati rappresentano il passato, vanno bene per le cartoline e gli album dei ricordi, ma non possono rappresentare la strategia di un’azione di governo. Specie, poi, quando si è di fronte ad una crisi di politica industriale immane, che ricalca incongruenze e contraddizioni del Novecento: il secolo breve, del fordismo e degli abbagli ideologici, secondo Hobsbawm. Le scene di ieri mattina, dinanzi ai cancelli della direzione dell’ex Ilva, sulla Statale 100, sono destinate a rimanere scolpite nella memoria collettiva anche per gli anni a venire. Le imprese, e non i lavoratori sindacalizzati e rompiscatole badate bene, trattati alla stregua di fastidiosi questuanti. Il presidente degli industriali tarantini messo alla porta, a voler simbolicamente marcare una differenza netta tra una multinazionale e tutti gli altri: i brutti, sporchi e cattivi dell’indotto. Chiedere i propri soldi, quelli per i quali si è lavorato e investito, diviene un azzardo con gli indiani che giocano a fare gli indiani. Quella tarantina è una vicenda da dedalo inaccessibile, da classe dirigente in vacanza alla Maldive tutto l’anno. Siamo ospiti in casa nostra, umiliati e vessati. Qualcuno glielo dica al premier sull’aereo di ritorno dal Paese di Orbàn…