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Mar, Apr

Il prefetto di ferro

Il prefetto di ferro

Editoriali di Vincenzo Carriero

L'Ilva non si chiude a voler dar retta ai codici ateco che ci rimandano, direttamente, alla nostra amata burocrazia di stampo napoleonico. A meno che non decida di farlo il prefetto. La fabbrica è a ciclo integrale e, con pochi operai, si mina la sicurezza degli impianti. Ha vinto Rocco Casalino e la sua idea di comunicazione mutuata dal Grande Fratello

Il Governo comunica male, in orari proibitivi. Alle 23. Più Notte della Repubblica di così… Lo fa attraverso una piattaforma americana, cioè di un altro Paese, per importanti messaggi da inoltrare alla nazione. Sarà la nuova dottrina elaborata da Rocco (Casalino) e i suoi (Grande) fratelli, come descritto ieri da Stefano Folli su la Repubblica. Scrive anche peggio di come parla, a voler essere precisi. In maniera oscura, con fare da leguleio. L’ultimo decreto del presidente del Consiglio contiene 864 parole, ben dieci rinvii ad altri decreti, leggi, ordinanze, codici, protocolli. “A Palazzo Chigi – si chiede Sabino Cassese – pensano che tutti gli italiani siano dotati di una raccolta normativa completa, incluse le ordinanze?”. Lascia spazio a libere interpretazioni, che sono anche peggio – e più fallaci – delle libere associazioni professate da Freud e dai suoi epigoni (leggere il bellissimo libro di Michel Onfray, “Crepuscolo di un idolo”, sull’argomento). Un mezzo disastro, insomma. In una situazione di così straordinaria urgenza, e pericolosità per la sorte di tutti, sarebbe lecito attendersi di più dalla propria classe di governanti. A qualsiasi livello, compresi certi istrionici presidenti di Regione e sindaci di città nient’affatto irrilevanti. Sull’ex Ilva di Taranto, poi, la politica romana si lava le mani. Non è la prima volta, non sarà l’ultima. Conte, novello Ponzio Pilato? La fabbrica siderurgica può restare aperta, trattasi di una realtà produttiva a ciclo integrale. Il codice ateco non pone problemi. A meno che non sia il prefetto a decretarne la chiusura (Conte, novello Ponzio Pilato senza alcun punto interrogativo…). Per quali ragioni, poi, non è dato sapere. Non vi è traccia, sull’argomento, nel decreto dello scorso 21 marzo. A proposito, qualcuno sa che fine hanno fatto i tre commissari del siderurgico (Ardito, Danovi, Lupo)? Dove se ne stanno? Esercitano ancora il ruolo assegnato loro da Di Maio? L’Altoforno 2 è “a riscaldo”: espressione tecnica che indica una fase di fermo, senza più alcuna produzione di ghisa. All’Acciaieria 1si è avviata la sospensione di esercizio. Il numero di operai che si reca sul posto di lavoro è in netto decremento, con il passare dei giorni. I sindacati minacciano scioperi per la sicurezza sanitaria dei loro iscritti (ci voleva il coronavirus per comprendere come il tema della produzione non possa slegarsi da quello della salute?). Una fabbrica a ciclo integrale per poter funzionare necessita di un certa forza-lavoro; venuta meno la stessa, o comunque ridottasi oltre una certa soglia, inevitabilmente s’innescherebbe un problema di sicurezza. E qui, in questo preciso momento, nel frangente non normato, che il prefetto può intervenire. E rispondere con decisione a quanti considerano questa istituzione ormai superata, un retaggio barocco dell’epoca fascista. Come? Chiudendo l’ex Ilva, sostituendosi a Conte. Sempre meglio un prefetto di ferro che un premier incerto.