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Lun, Set

L'altra metà della... Pera

L'altra metà della... Pera

Editoriali di Vincenzo Carriero

Ci voleva un virus sconosciuto a rendere le nostre strade parecchio somiglianti al Cile di Pinochet? Il monito dell'ex presidente del Senato: "Attenti a spingersi troppo in avanti con la negazione delle libertà personali, tornare indietro potrebbe essere non più così automatico…"

I diritti non promanano dallo Stato, ma appartengono all’uomo: sia come singolo, sia nelle formazioni sociali. Ai padri costituenti non era di certo estraneo il tema delle libertà inviolabili. Avevano letto Tocqueville, per loro fortuna. Avevano conosciuto Mussolini, e la deriva autoritaria e buffonesca del fascismo, per loro sfortuna. Erano consapevoli, insomma, per ragioni accademiche e per le storture della storia, sempre in agguato, sempre pronte nel ridestare il sonno della ragione, quanto delicato fosse bilanciare i diritti (inviolabili o meno) con i doveri inderogabili. In questi giorni di soggiorno obbligato a casa, mi è capitato di rileggere un testo di Gianfranco Pasquino: “La Costituzione in Trenta lezioni”. Riflettere su come si sia plasmato il Paese attraverso la “legge delle leggi”, su quali basi poggi la cosiddetta costituzione materiale. E porre in relazione due articoli della nostra carta fondamentale: il 13, relativo alla libertà personale; e il 32, che attiene la tutela della salute. Lo sbilanciamento a favore del secondo rispetto al primo, al tempo del coronavirus, è evidente. A rilevare questo squilibrio, tra i pochi, è stato l’ex presidente del Senato, Marcello Pera. Una voce stonata, fuori dal coro dei grilli parlanti e degli opportunismi omologanti. “Attenti a spingersi troppo in avanti con la negazione delle libertà personali, tornare indietro potrebbe essere non più così automatico…”. Si sa che le democrazie sono fragili, precarie, anche quando appaiono forti e consolidate. Rappresentano l’eccezione che conferma la regola. E la scorciatoia di affidarsi all’uomo forte, dalle idee deboli, è suggestione dura a morire. Ci voleva un virus sconosciuto a rendere le nostre strade parecchio somiglianti al Cile di Pinochet? In Germania l’esercito non si vede. In Francia, uguale. Neanche in un Paese a cultura militaresca, come gli Stati Uniti, ci si è spinti sino a tanto. Sono tutti più ligi di noi? Siamo l’unica anomalia al mondo? Non scherziamo, per favore. La salute va preservata. Anche le nostre libertà minime, se fosse possibile…