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Lun, Giu

DARE I NUMERI

DARE I NUMERI

Editoriali di Vincenzo Carriero

Leggere Luca Ricolfi - e gli studi della sua fondazione David Hume - per capire che sul Covid-19 non abbiamo capito niente. Che la disinformazione ha fagocitato l'informazione. Che Big Michele, ospite fisso di Barbara D'Urso, favorisce l'insonnia e annichilisce il pensiero

Leggere Luca Ricolfi su Il Messaggero di ieri per capire di non aver capito granché. Per avere la certezza che sul Covid-19 gli organi d’informazione sono ormai specializzati nella particolare arte della disinformazione. Per rispedire al mittente le angoscianti conferenze stampa della Protezione civile che, ogni sera, da due mesi a questa parte, sciorina numeri dalla dubbia validità scientifica. Per segnare una differenza grande quanto una casa tra il consulente scelto dal presidente della Regione Veneto e quello indicato da Big Michele, dopo previo consulto of course con Barbara D’Urso. Per non nutrire più alcun dubbio sul Conte Dracula e i suoi incomprensibili messaggi alla nazione a reti mortificate e non unificate. E l’ignoranza, più del virus, a segnare la pandemia. A propagarsi con la stessa velocità della luce, senza alcuna mascherina a delimitarne il contagio. Scrive il presidente della Fondazione Hume – e autore, qualche anno fa,  di un divertente libro Perché siamo antipaticiLa sinistra e il complesso dei migliori – che “nessuno può pensare di governare un’epidemia senza i dati di base della situazione e senza strumenti di monitoraggio ragionevolmente precisi”. La dittatura sanitaria, e il Circo Barnum degli epidemiologi virologi batteriologi tutti assieme appassionatamente, coltiva assai spesso l’ignoranza in luogo della sapienza. Anche la scienza vuole il suo quarto d’ora di notorietà. Ignoranza 1. Ricolfi utilizza lo schema della classificazione per mettere a nudo la nostra colpevole e arruffona condotta. “Non sappiamo quanti sono i contagiati, né quanti fra i contagiati sono tuttora contagiosi. E non lo sappiamo innanzitutto perché, nonostante fin da metà marzo vi fossero proposte di condurre un’indagine su un campione nazionale rappresentativo, non si è proceduto verso tale direzione”. Ignoranza 2. “Non conosciamo neppure la diffusione territoriale relativa al contagio. Il dato meno inquinato di cui disponiamo è quello dei morti per Covid-19 in ogni regione. Ma da quando si è appreso che non solo il numero dei morti effettivo è molto superiore a quello ufficiale (da 2 a 4 volte), ma il numero oscuro dei morti nascosti è estremamente variabile da regione a regione, da provincia a provincia, da comune a comune, siamo costretti a concludere che la distribuzione territoriale del contagio potrebbe essere molto diversa da quella suggerita dai morti per abitante (…). E dire che, per saperne di più, basterebbe che le autorità, anziché trincerarsi dietro il paravento della privacy, si degnassero di comunicare il numero dei morti comune per comune”. Ignoranza 3. “Non sappiamo a che velocità viaggia effettivamente l’epidemia, nonostante vi siano esperti che presumono di conoscere il cosiddetto ‘numero riproduttivo’, ossia il numero di contagiati per persona, addirittura regione per regione. Credo non a tutti sia chiaro che i numeri che quotidianamente ci vengono comunicati dalla Protezione civile non si riferiscono al ‘mare’ dei contagiati, ma a un ‘laghetto’ di pazienti intercettati dalle autorità sanitarie. Nessuno conosce esattamente le dimensioni relative al laghetto rispetto al mare, ma le stime più ottimistiche dicono che il mare potrebbe essere 10 o 20 volte più grande del laghetto”. Nel confronto internazionale l’Italia non solo risulta ai primissimi posti fra i Paesi occidentali per gravità e precocità dell’epidemia, ma è anche fra i Paesi in cui più lenta è la discesa dopo il picco di contagio e la messa in atto delle misure di contenimento. “In Germania, Francia, Spagna, Stati Uniti, la curva di discesa dei decessi è molto più rapida che da noi”. E allora perché ci ostiniamo a non voler percorrere la strada dei tamponi di massa? “Ciò che ha consentito a Paesi come la Germania, l’Austria, il Canada, la Danimarca e il Portogallo di limitare drasticamente il numero dei morti. A non voler seguire l’esempio virtuoso del Veneto. Profetiche – e sconsolate – le parole dell’epidemiologo scelto dal governatore Zaia, il dottor Andre Crisanti: “Grazie ai tamponi si sta salvando il Veneto, ma non si può salvare il resto del Paese…”. Bene. Anzi male. Molto male. Chissà cosa pensa a tal proposito Barbara D’Urso. Provate a chiederlo a Big Michele…