06
Gio, Ago

Conte studia il "modello Orban"

Conte studia il "modello Orban"

Editoriali di Vincenzo Carriero

Attenti all'avvocato del popolo. Come tutti gli improvvisati rischia di confondere l'esercizio del potere con l'onnipotenza dello stesso. Leggere le parole di Sabino Cassese per capire in che guaio ci siamo cacciati

Attenti a Conte. A Giuseppe Conte, avvocato del popolo che vuole bypassare il popolo. Attenti agli improvvisati, agli impupazzati, ai senza mestiere. A chi non sa rinunciare al potere non avendone mai esercitato alcuno in vita sua. Complice il Covid-19, l’inquilino di stanza a Palazzo Chigi vuole allungare sine die lo stato di emergenza nel Paese. Spostare ulteriormente la data delle elezioni regionali. Utilizzare la decretazione d’urgenza in luogo del dibattito in Parlamento per le scelte che attengono la nazione. Della serie: apriamo tutto, tranne le istituzioni. S’incentivino gli assembramenti, il cazzeggio collettivo, lo sballo, ma non le aule democratiche. Peggio una discoteca chiusa che una scuola riaperta. Sabino Cassese, uno dei nostri maggiori giuristi, parla senza inutili perifrasi di “modello Orban” ormai imperante nel Belpaese. Una dittatura ammantata dall’emergenza sanitaria. Una sospensione delle regole costituzionali. Perpetrata con l’avvallo dei post-comunisti che, pur di restare attaccati alle poltrone, e continuare a governare senza passare dalla prova elettorale, sono disposti a tutto. Anche a tradire la propria storia non sempre esaltante. Nelle dittature, silenziose e non, l’elemento populista si salda con quello di un decisionismo monocratico. Calato dall’alto. Unidirezionale. Da Peròn in poi è sempre stato cosi. In Ungheria come in Italia. In Venezuela come negli Stati Uniti. Attenti a Conte. A Giuseppe Conte, avvocato del popolo che il guitto Beppe Grillo ha voluto rifilarci. Parla molto, conclude poco. Aiutato da una stampa megafono delle procure, interessata al rogo preventivo più che alla civiltà che sottende la presunzione d’innocenza. Noi a Taranto ne sappiamo qualcosa. Conosciamo il personaggio. Sulla vicenda dell’ex Ilva, il premier si è esibito in una performance natalizia a metà tra il dilettantismo e l’inconsistente. Sul Cis, Il Contratto Istituzionale di Sviluppo, siamo ai proclami senza costrutto dopo tre anni di noiose passerelle nelle spaziose stanze della prefettura. Sul nuovo ospedale San Cataldo chi ci capisce qualcosa è bravo. All’appello mancava soltanto la VAS (Valutazione Ambientale Strategica) che il commissario Corbelli avrebbe dovuto richiedere, e invece non ve n’è traccia, sulle aree della Salina Grande: il luogo dove ubicare il nuovo nosocomio cittadino. L’Europa intima multe salate all’Italia, sull’argomento. L’ennesima magra figura conseguita in sede continentale. Ma va bene così. Va bene tutto quando manca tutto. Va bene anche Giuseppe Conte premier. Il leguleio del popolo che studia da dittatore.  Nel silenzio generale.