TEATRO SPERIMENTALE

Editoriali di Vincenzo Carriero
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E' corsa contro il tempo per la riapertura del Fusco. La Comunità Europea chiede che la struttura venga consegnata alla cittadinanza entro il prossimo 31 dicembre, pena la restituzione delle risorse economiche assegnate. La seconda città pugliese non può contare su un contenitore culturale degno di questo nome. La nostra pochezza progettuale, l'affanosa ricerca di una moderna identità territoriale si scontra con i lacchè del servilismo pruriginoso. Siamo circondati da quella che Giuliano Ferrara chiama la vocazione instupidita del "Giornalista Collettivo"

Entro il prossimo 31 dicembre, il teatro Fusco dovrà essere ultimato. Non solo: la deadline individuata dovrà garantire la messa in scena di uno spettacolo, con la presenza di pubblico, pena la restituzione dei fondi ottenuti alla Comunità Europea. Mancano all’incirca sei mesi all’appuntamento con la storia per Taranto: avere un teatro degno di questo nome. Poter contare su un contenitore culturale nel borgo, come tutte le città che si rispettano prevedono. In fondo (avremmo voluto dirlo nella trasmissione con i candidati alla carica di sindaco, andata deserta nei giorni scorsi alla libreria Mondadori!) l’identità di un luogo, la sua offerta economico-culturale si regge su quattro pilastri: il recupero – e la valorizzazione - del centro storico; l’autonomia universitaria; l’esistenza di una casa editrice di respiro nazionale; la realizzazione, per l’appunto, di un teatro. A Taranto mancano tutti e quattro questi presupposti. Ne aggiungerei un quinto (anch’esso assente, in larga parte), non meno importante: la presenza di una stampa, di un sistema dell’informazione autorevole e non instupidito sull’altare delle prerogative di ciò che Giuliano Ferrara definisce la vocazione da lacchè del “Giornalista Collettivo”.
L’assenza di una borghesia pensante, la debolezza progettuale, il servilismo dell’anima sono la logica conseguenza di questo stato di cose. Taranto è una città debolissima, slabbrata, votata alla mediocrità; non esiste dibattito tra chi si candida a guidarla per i prossimi cinque anni, non esiste una visione che non sia la riparazione del marciapiede o la sostituzione di una lampadina sotto casa, magari, di un consigliere o assessore comunale. La rinascita può essere solo culturale. La rinascita dev’essere culturale. Non esiste altra via. Per questo, nonostante i ritardi, speriamo che il Fusco possa riaprire il prossimo 31 dicembre.  La nuova classe dirigente tarantina andrà formata anche lì dentro, coltivando il gusto per la letteratura e la drammaturgia.

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