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Sab, Nov

Melucci vince. O forse perde meglio

Melucci vince. O forse perde meglio

Editoriali di Vincenzo Carriero

Non puoi decidere di puntare sulla signora Baldassari e pensare – anche lontanamente - di spuntarla nella corsa che conduce a Palazzo di Città. La direttrice del carcere non c’entra assolutamente nulla con una certa idea d’impegno pubblico. Disastrosa nella comunicazione, patetica nella ricerca ossessiva di una verginità civica in perenne conflitto con la politica dei partiti, completamente digiuna di argomenti e competenze che tenessero conto della complessità che attraversa Taranto. Il nuovo sindaco è un perdente di successo. Quando la partecipazione al voto supera di poco il 30% degli aventi diritto, quando sette tarantini su 10 disertano le urne, lo iato tra deleganti e delegati mina alla base, erode dal di dentro le regole sul funzionamento della democrazia rappresentativa

Più che vincere il centrosinistra, è lo schieramento di centrodestra ad aver perso le elezioni a Taranto. Non sono stati bravi gli uni, sono stati scarsi gli altri. In maniera piuttosto macroscopica, tra l’altro. Ad urne chiuse, sebbene continuino ad imperversare strascichi maldestri di una contesa in cui gli insulti e le invettive hanno prevaricato i programmi e le proposte, bisogna avere il coraggio di raccontare alcune evidenze. Snocciolare considerazioni, costruire analisi che aiutino a comprendere quanto accaduto. Non puoi decidere di puntare sulla signora Baldassari e pensare – anche lontanamente - di spuntarla nella corsa che conduce a Palazzo di Città. La direttrice del carcere non c’entra assolutamente nulla con una certa idea d’impegno pubblico. Disastrosa nella comunicazione, patetica nella ricerca ossessiva di una verginità civica in perenne conflitto con la politica dei partiti, completamente digiuna di argomenti e competenze che tenessero conto della complessità che attraversa Taranto. Una colossale frana, insomma. Una grillina urlante, diversamente populista, capace persino di riesumare avversari decotti, scomparsi dalla cartina geografica della politica locale. Nel fare tutto questo, le va riconosciuto, ci vuole una capacità non consueta. Della creatività distruttrice assai singolare. Ferruccio De Bortoli coniò per l’ex premier Renzi la seguente definizione: “E’ un maleducato di talento”. In questo caso potremmo fermarci alla maleducazione, senza ulteriore spreco d’inchiostro.
Melucci ha vinto, è il nuovo sindaco del secondo capoluogo della Regione, ma è espressione di una minoranza troppo esigua di elettori. E’ un perdente di successo. Quando la partecipazione al voto supera di poco il 30% degli aventi diritto, quando sette tarantini su 10 disertano le urne, lo iato tra deleganti e delegati mina alla base, erode dal di dentro le regole sul funzionamento della democrazia rappresentativa. Sulla prossima gestione amministrativa aleggia, tra l’altro, lo spettro di un dissesto-bis che i tecnici del Ministero dell’Economia starebbero per ratificare ai nuovi inquilini di Palazzo di Città. Speriamo si tratti di sole voci, in caso contrario le tante risorse finanziarie messe a disposizione dal Governo per Taranto striderebbero con una gestione ordinaria delle casse comunali di fatto fallimentare.
Il voto di domenica scorsa ha consegnato anche un’altra verità ai posteri. Non esiste un spazio intermedio tra i due schieramenti classici, nelle competizioni locali. L’antipolitica, le soluzioni facili proposte da pagliacci a capo di sette che fanno soldi, tanti soldi alle spalle – e sulla testa – di creduloni seriali è una suggestione nazionale e poco altro. Gli elettori credono nei partiti, si fidano di loro nonostante tutto, auspicano semmai un miglior funzionamento e una rappresentanza più adeguata degli stessi. Gli addetti ai lavori dovrebbero tenerne conto e imparare la lezione: basta improvvisazioni sgraziate, basta soluzione pasticciate in cui il nuovismo si faccia beffa della compostezza e della competenza. Basta salti nel buio di cui vergognarsi.
Taranto è citta strana. Bizzarra per atteggio e vanagloria, conservatrice per intima e calcolata convinzione. Camarilla e confraternite, che poi sono la stessa cosa, spadroneggiano su politica ed economia: ancelle pieghevoli di volontà altre. A questo schema s’iscrive anche l’agire pubblico: sintesi estrema – e un po’ coatta – di una debolezza divenuta consustanziale. A Melucci e al nuovo corso – che nasce già vecchio – la possibilità di provare a cambiare questo stato di cose. A noi, l’illusione di crederci ancora una volta.

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