La risata sarcastica di Antonio Rizzo in una Taranto senza cultura

Editoriali di Vincenzo Carriero
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Soltanto il capoluogo jonico non ha avuto una rassegna estiva quest'anno. Continuiamo ad essere la cttà delle confraternite, dei circoli chiusi che al concetto di bellezza preferiscono quello di status quo. L'uno vale uno, questa prassi posticcia della modernità, ci sta relegando in una terra di nessuno

La cultura non abita a Taranto! Questa magnifica sconosciuta ha lasciato da tempo le rive dello Jonio. Se n’è allontanata per manifesta incompatibilità con l’ambiente circostante. I tempi del “Premio Taranto”, del lavorio intelligente e avveniristico dei fratelli Rizzo, è volato via. Appartiene al Paleolitico della storia locale. Ovunque, in Puglia, l’estate che ancora fa capolino in questa magnifica terra, è stata un susseguirsi di festival e premi letterari e cinematografici, sagre enogastronomiche più o meno slow, spettacoli messi su dal nulla tranne che qui. L’Amministrazione comunale subentrata a Stefàno non ha predisposto neanche una rassegna estiva. Si dirà: non ne aveva il tempo. Può darsi. Il tempo per adottare altri atti, però, l’ha trovato. L’incarico al responsabile dell’area comunicazione è stato attribuito in tutta fretta, pur in assenza del riequilibrio di bilancio. Si tratta, come sempre nella vita, di priorità. Alcune cose interessano (molto), altre meno. Molto meno.
D’altro canto, cosa si vuole pretendere da una città che non ha un teatro degno di questo nome (unico capoluogo di provincia, assieme ad Isernia, a detenere questo triste primato nel Mezzogiorno), si atteggia ad essere sede universitaria di un’Università che, di fatto, non esiste, ha uno dei centri storici più belli e originali d’Italia che cade a pezzi e ha visto perire sotto la gestione dissennata dei finanziamenti a pioggia, che cadevano impunemente sull’editoria cartacea, il foglio storico dell’informazione cittadina.  Che cultura si potrà mai produrre con questi presupposti? Tutt’al più possiamo continuare ad alimentare le confraternite: circoli chiusi, interessati nel preservare lo status quo e i propri interessi. Ma coltivare il particolare è quanto di più lontano possa esistere da un approccio inclusivo, libero, finanche utopico. La cultura è atteggiamento mentale, propensione al nuovo, anelito verso il futuro, non l’insieme di un nozionismo sterile. E autoreferenziale.
La decadenza di Taranto è culturale prima che economica e ambientale. Non capirlo significa attardarsi ulteriormente con i troppi silenzi della Storia. La bonifica dovrebbe ripartire dalle nostre coscienze e poi, soltanto dopo, varcare i cancelli delle tante Ilva che deturpano il  territorio che abitiamo. Manchiamo nell’appuntamento con il bello. Non ne avvertiamo più la necessità. Tutti siamo uguali, l’uno vale uno per dirla con le parole di Francesco Merlo. Niente di più sbagliato! Antonio Rizzo, se fosse ancora con noi, assieme al suo cane pastore, continuerebbe a passeggiare su via d’Aquino per regalarci l’ennesima  risata sarcastica. Non per seppellirci. Per quello siamo bravi da soli.

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