La Questione Meridionale secondo Bankitalia

Editoriali di Vincenzo Carriero
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Siamo scarsi in capitale sociale dalle nostre parti. Confiniamo la ricchezza accumulata sotto il mattone, dimenticando di finanziare teatri, associazioni e società sportive. Così facendo non generiamo cultura che, poi, altro non è che una migliore qualità della vita. Avere tanti soldi e vivere in un posto di merda a che serve?

A noi di CosmoPolis la Questione Meridionale sta a cuore. Un po’ per vezzo culturale e un pò per intima convinzione. I diversi articoli destinati all’argomento negli ultimi mesi stanno a testimoniarlo. Lo scorso 20 settembre, su Il Foglio, il direttore generale di Bankitalia ha voluto raccontare la sua versione dei fatti. “Io sono meridionale, figlio di meridionali. Quindi sono autorizzato a parlar male del Sud quando serve (…)”, sottolinea Salvatore Rossi. Già, ma di quale Sud parliamo? Quello codificato dal politicamente corretto, assai scorretto nel fornire descrizioni che non puzzino di modelli parziali? O, forse, il Sud che in ossequio alle scienze economiciste descrive il divario tra se stesso e la restante parte del Paese attraverso le soli lenti finanziarie? Il professor Rossi, gli va dato merito, un tentativo coraggioso lo compie. A dispetto della sua formazione e, al contempo, delle funzioni esercitate in Bankitalia. Attribuisce i ritardi del Mezzogiorno all’intersecazione poco virtuosa di due parole: capitale e sociale. Siamo orfani di capitale sociale da Roma in giù! Non ne conosciamo il valore intrinseco, la sua valenza immanente. La ricchezza, anche cospicua, potrà sì generare ulteriore ricchezza, in una sorta di meccanismo da moltiplicatore keynesiano, ma di quella stessa ricchezza non vi sarà traccia per il territorio circostante. All’aumento vertiginoso dei conti in banca di un ceto imprenditoriale ben circoscritto non corrisponderà, in senso stretto, una crescita qualitativa delle comunità che abitiamo e nelle quali decidiamo di far crescere i nostri figli. Livelli di occupazione e sistema infrastrutturale sono due voci importanti, ma non uniche ed esaustive del racconto che da oltre un secolo andiamo ripetendo sull’argomento. C’è un ritardo che fa ancora più specie di quello patito dal Sud; è il ritardo con il quale si tenta di analizzare le dinamiche consustanziali delle due Italie. Ragioniamo come Gramsci, Salvemini e Dorso (magari!) senza accorgerci che, nel frattempo, è trascorso oltre un secolo. Siamo vecchi nelle analisi prim’ancora che nell’offrire possibili soluzioni. Teatri, strutture sanitarie, giornali, associazioni, società sportive: chi ha denari deve finanziare queste realtà. Così cresce il capitale sociale. Cosi si genera cultura che, poi, altro non è che migliore qualità della vita. Così crescono i territori divenendo, al tempo stesso, appetibili. Così, forse, si manda in soffitta la Questione Meridionale.