Taranto chiude per svendita totale

Editoriali di Vincenzo Carriero
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Il prossimo che se ne esce con la storiella che siamo l'unica città spartana al mondo, lo prendo a calci nel sedere. Ci tolgono tutto senza oppore alcuna resistenza, tanto hanno capito che non valiamo niente. Altro che guerrieri! Si portano via anche l'Asl. E la futura Camera di Commercio potrebbe essere affidata ad un brindisino. Si fa con insistenza il nome di Massimo Ferrarese

Più che spartani, i tarantini sono spallati. Senza nerbo. Molli. Altro che guerrieri! Al posto del sangue, hanno l’acqua che scorre nelle vene. Se non fosse così la città reagirebbe, scenderebbe in piazza dinanzi ad uno sciacallaggio senza fine e assai umiliante. Su tutti i fronti perdiamo asset e posizioni di privilegio, al pari di un colabrodo! Fanno di noi quel che vogliono, tanto hanno capito che non valiamo niente. Somigliamo ad una grande imbarcazione, un po’ vetusta, raccontata dalla penna di Alvaro Mutis, che guadagna mestamente la via del tramonto, che si appresta svogliata a varcare la soglia d’ingresso degli ex cantieri navali Tosi per consegnarsi al disarmo. Non bastava perdere la Sovraintendenza per i Beni Culturali (a favore di Lecce), la Banca d’Italia – nello stabile di Piazza Ebalia – e gli uffici dell’Ammiragliato della Marina militare (a favore di Napoli). Non era sufficiente chiudere una mezza dozzina di corsi formativi di un’Univeristà che, nonostante tutto, continuiamo a non avere. Non importa che, assieme ad Isernia, siamo l’unico capoluogo di provincia dell’Italia meridionale a non poter contare su un teatro pubblico degno di questo nome. A Bari è stato inaugurato, nei giorni scorsi, l’Auditorium della musica intitolato alla figura di “Nino Rota” mentre da noi, nella città vecchia, l’abitazione di Paisiello è un rudere che cade a pezzi. E chissenefrega se il fu Corriere del Giorno, foglio informativo della città, sensibile alle congreghe e pronto a fregarsi le mani dinanzi ai lauti contributi statali sull’editoria, è morto e sepolto da tempo. L’opera di depauperamento pensate possa arrestarsi? Neanche per sogno. I prossimi tasselli da aggiungere al puzzle del disfacimento miserevole, senza colpo ferire, sono già pronti. La locale Asl, a voler dar retta ai propositi di Emiliano, dovrà essere chiusa a favore di un’azienda sanitaria più grande, in grado di tenere assieme i territori della Puglia meridionale. La sede, of course, sarà a Lecce. E poco importa che Taranto, rispetto a Brindisi e Lecce, sia tre volte più grande. Quando ci siamo di mezzo noi, anche la scienza demografica va a farsi friggere. Per non indispettire nessuno – e sempre con il rispetto dovuto alla volontà del legislatore – la locale Camera di Commercio dovrà accorparsi a quella di Brindisi. In un gioco ad incastro, parecchio castrante per noi, tra il rinnovo della presidenza di Confindustria e i nuovi assetti dell’ente che raggruppa il sistema delle imprese, il nuovo reggente dell’istituenda Camera di Commercio dovrebbe essere un brindisino. Si fa con insistenza il nome di Massimo Ferrarese.
Fossimo in Rinaldo Melucci, uomo di Emiliano e sindaco di Taranto (l’ordine, tutt’altro che casuale, esprime una gerarchia decrescente di valori) chiederemmo la chiusura della seconda città pugliese per svendita totale. Così facendo eviteremmo, almeno, di far arrivare altra immondizia da queste parti. Se solo discarica dobbiamo essere, non serve conservare lo status di municipalità. Basta tenersi buona qualche impresa privata, con l’impegno che le stesse continuino a guadagnare pochi spiccioli di denaro.