Alle Calenda greche

Editoriali di Vincenzo Carriero
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La pantomima su Taranto - e l'Ilva - ieri si è arricchita di un nuovo, tragicomico episodio. Il ministro allo Sviluppo economico considera irricevibile la richiesta di Arcelor Mittal sugli oltre 3 mila esuberi previsti per l'impanto jonico? Ma se quel Piano è stato proprio lui, e il governo del quale fa parte, ad averlo predisposto

Che bravo il ministro, Calenda. Considera irricevibile la richiesta di Arcelor Mittal, sul futuro occupazionale dei dipendenti Ilva? Peccato che ad aver scelto i franco-indiani, come nuovi proprietari del siderurgico jonico, ad aver avallato il Piano Industriale presentato dagli stessi, sia stato proprio lui e il governo del quale fa parte. Più bravo di lui – del ministro che proviene da Confindustria, s’intende – c’è soltanto la soporifera classe dirigente tarantina: credulona e impalpabile. C’è un limite a questo mercimonio delle intelligenze, suvvia. A Roma ci considerano davvero tutti con l’anello al naso, quaggiù? Non siamo così scarsi come i rappresentanti che abbiamo eletto, è bene che si sappia. Gli oltre 3 mila esuberi previsti nell’impianto tarantino, si conoscevano da tempo. Dov’è, adesso, la novità? La possibilità che gli stessi vengano reimpiegati nelle opere di bonifica, è una bufala alla quale non crede nessuno. Per una ragione fondamentale: di bonifiche nei nuovi Piani – Industriale e Ambientale – non si parla. Si rinviano a data da destinarsi. Di rimando, come si può occupare forza-lavoro in esubero nelle opere di bonifiche, quando le bonifiche difficilmente vedranno mai la luce. La cosa grave sulla quale il Governo aveva taciuto (questa sì che è una novità!), con responsabilità di tutti gli attori sociali coinvolti in questa kafkiana vicenda, è la nuova natura dei contratti che verranno somministrati a chi continuerà a conservare il posto di lavoro. I nuovi proprietari di Ilva licenzieranno tutti i dipendenti, per poi riassumerli. Utilizzeranno la formula giuslavorista del Jobs act: verranno azzerati, per tutti nessuno escluso, gli anni di anzianità maturati; e, premio di produttività e risultato, saranno un semplice ricordo – o arnese ideologico, se preferite - del secolo scorso.
Peggio, non potevo andarci. Abbiamo perso tutto. Anche la faccia. Così chiunque avrebbe potuto rilevare l’Ilva, non credete? C’era bisogno di rivolgersi al Consorzio Am Investco (Arcelor Mittal con il gruppo Marcegaglia e Intesa Sanpaolo) per combinare un simile disastro, con relativa pantomima ieri del ministro al (sotto)sviluppo economico?  A risolvere tutto, adesso, ci penserà il viceministro Bellanova e il suo codazzo tarantino. Statene certi: quelli della sinistra “falce e cazzeggio”, gli stessi che in tutti questi mesi, pur di far prendere aria ai denti, rassicuravano che nessun posto di lavoro sarebbe stato perduto troveranno una soluzione. Chi, se non loro, potranno tirarci fuori da questa situazione?
Aveva ragione il grande Vittorio Foa, a proposito delle relazioni industriali in una moderna economia di mercato: “Una delle parti coinvolta nel processo, mente. Non è importante sapere chi, ma per quanto tempo il bluff andrà avanti…”.