Perchè Taranto non è Tel Aviv?

Editoriali di Vincenzo Carriero
Typography

Le due città si somigliano tantissimo, anche se la nostra è più bella. L'una, però, è diventata una grande capitale del Mediterraneo in poco più di un secolo. L'altra, invece, annaspa in un presente precario da estrema periferia dell’Impero

La città israeliana di Tel Aviv somiglia tantissimo a Taranto, anche se la nostra è più bella e con una storia ricca di blasone e suggestioni che l’altra non ha. Entrambe affacciate sul Mediterraneo, presentano uno skyline da grandi capitali della civiltà più che di un dato paese o territorio. L’una, però, capitale lo è diventata per davvero. L’altra, invece, annaspa in un presente precario da estrema periferia dell’Impero. Tel Aviv è tutto quello che Taranto poteva essere e non è stata. Fondata da coloni ebrei poco più di un secolo fa – nel 1909, per l’esattezza – oggi conta su una popolazione complessiva di 500 mila abitanti che, con l’area metropolitana, arriva a superare abbondantemente il milione di residenti. A differenza del capoluogo pugliese, la superficie sulla quale si estende è meno ampia. Taranto, con i suoi 249,86 Km quadrati, ha un’espansione territoriale seconda soltanto a Roma nell’Italia centro-meridionale. In effetti, la distanza tra quartieri periferici come Lido Azzurro e Tramontone o Paolo VI, farebbero pensare, qualora densamente abitati, ad una metropoli abbondantemente sopra il milione di abitanti (l’ultimo censimento, invece, ci attribuisce una popolazione sotto le 200 mila unità: il dato storico più basso degli ultimi quarant’anni!). Scienza demografica a parte, la nostra è una realtà che continua, nonostante tutto, ad essere adagiata sull’oro senza saperlo. Che stupidi! Una delle ultime riviste bimestrali de “Il Mulino”, uscita nei mesi scorsi, racconta il successo delle città nel mondo, arrivando – per alcune di loro – a profetizzare un futuro radioso. Più dei singoli Stati e Regioni nelle quali insistono. Tel Aviv figura in questo particolare novero di luoghi virtuosi, con una ricchezza lorda annualmente prodotta superiore allo stesso Stato di Israele. Qual è il segreto di tanto successo? Semplice: aver puntato su quanto la dea bendata ha saputo portarle in dote. Non serve inventarsi niente, basta soltanto seguire le proprie inclinazioni. Una posizione geografica eccezionale, con un porto in grado di collegarla a tutte le più importanti direttrici euro-mediterranee, e un clima bello e mite quasi tutto l’anno. Chi vi ricorda? Università di eccellenza e una sanità che, per standard conseguiti e attività di ricerca, si pone ai gradini più alti dell’offerta mondiale. Servizi a dir poco avveniristici: l’80% della mobilità interna si regge su metropolitana, bicipolitana e spostamenti via mare. Chi non vi ricorda? Le auto private sono quasi del tutto bandite. Tutto ruota attorno al concetto di infomobilità: ossia sulle tecnologie informatiche a supporto degli spostamenti delle persone attraverso  smartphone, bigliettazione digitale e pannelli a messaggio variabile, che permettono di fornire informazioni aggiornate sui tempi di attesa del trasporto pubblico e di scambio modale, sulla presenza del bike sharing o di taxi. A tutto questo sia aggiunga l’industria del bello, intelligentemente costruita attorno al connubio tra risorse pubbliche ed energie private : teatri, fiere del libro e del cinema, eventi culturali di respiro internazionale presenti tutto l’anno generano ricchezza e posti di lavoro. Le imprese inquinanti ci sono? Certo, ma nessuno scienziato si è sognato di farle nascere a ridosso nella città, cambiando, nel volgere di una notte e nel corso di un Consiglio comunale convocato in tutta fretta, la destinazione d’uso di terreni che avrebbero arricchito notabili democristiani, i loro figli e i figli dei loro figli e, al tempo stesso, compromesso per sempre l’equilibrio ecologico di una terra sospesa tra miraggio economico e devastazione socio-sanitaria.
Israele – e Tel Aviv – hanno voluto riscattarsi dalla barbarie della storia, dallo stupido fanatismo umano che ha deturpato il popolo ebraico. Il segreto di ogni successo, forse, si cela nella rivalsa che nutriamo per tutti i torti subiti: grandi o piccoli che siano. Taranto, questa rivalsa, questo desiderio di voltar pagina, non l’ha ancora trovato. E’ per questa ragione che loro sono una moderna e avveniristica capitale del Mediterraneo e noi nient'altro che i sopravvissuti di una millenaria civiltà.