Taranto, una città poco signorile

Editoriali di Vincenzo Carriero
Typography

Perchè non contiamo niente nei grandi circuiti nazionali? Perchè siamo sprovvisti, da oltre trent'anni, di un'attrezzata classe dirigente locale? Rileggiamo Goethe e capiremo come il nostro fallimento sia stato ampiamente preconizzato

La debolezza di Taranto è nell’insipienza della sua classe dirigente. Parolaia e provinciale. Inconsistente, per intima vocazione. Deludente dal punto di vista culturale. L’ultima volta che, da queste parti, abbiamo espresso un ministro della Repubblica è stato più di trent’anni fa, con il socialista Claudio Signorile promosso ai dicasteri dei Trasporti e del Mezzogiorno. Poi, tolta la parentesi di Ostillio, sottosegretario alla Difesa con il gabinetto D’Alema, più niente. Una lunga fase di apatia istituzionale, di marginalità programmatica. E’ sintomatico che la seconda città della Regione registri una così perdurante “lontananza” da quella che, prosaicamente, Pietro Nenni definiva “la stanza dei bottoni”. Al confronto con Bari e Lecce, al peso politico espresso dalle due comunità pugliesi, alla loro sfera d’influenza, c’è da vergognarsi e interrogarsi al tempo stesso. Non avere una rappresentanza adeguata a Roma, nel governo regionale, nei consigli di amministrazione delle grandi aziende a capitale pubblico, è la spia di qualcosa di più grande, di più pernicioso, che attiene la nostra storia recente. Sbaglia chi riconduce questo stato di fatto alle sole responsabilità – per quanto grandi esse siano - riferibili al ceto politico. La nostra perifericità è progettuale più che geografica. Riguarda un approccio mentale complessivo e non i comportamenti dei singoli individui. E, attiene per l’appunto, l’intera classe dirigente locale o sedicente tale. Siamo poca cosa nella rappresentanza delle associazioni di categoria, troppo spesso autoreferenziali e preoccupate più nel portare a casa qualche risultato per il presidente di turno - o la sua cerchia di “fedelissimi” - che non a traguardare obiettivi, per così dire, più di sistema. Abbiamo un sindacato diviso e litigioso, poco autorevole, che non ha saputo acquisire una ribalta nazionale sfruttando la circostanza che sul territorio insiste pur sempre la più grande fabbrica del Paese. Con la chiusura del Corriere del Giorno, al di la della qualità che quel foglio informativo esprimeva, siamo l’unico capoluogo di provincia, in Italia, a non avere un giornale cartaceo che sia autenticamente tarantino. Coltiviamo insomma la debolezza su tutti i fronti, sembriamo quasi essere irrimediabilmente attratti dalla stessa. Tutto ciò è patologico. Se conservassimo ancora un po’ di pudore, persino indicibile. Può un luogo paradisiaco essere abitato da una tale moltitudine di demoni votati alla mediocrità e all’invidia litigiosa? Non bisogna essere Goethe per abbozzare una risposta degna di una qualche plausibilità.