ARTE ROCOCO'

Editoriali di Vincenzo Carriero
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La città vecchia annega nel degrado parolaio più osceno. Giulio Carlo Argan si starà rivoltando nella tomba. Siete proprio sicuri che l'acronimo CIS stia per Contratto Istituzionale di Sviluppo e non sveli, invece, l'espressione "cistannofottendo"?

Fate presto, la citta vecchia annega nel degrado più osceno. Non c’è altro tempo da perdere. Ai concorsi d’idee, al CIS - che sta per Contratto Istituzionale di Sviluppo e non all’espressione "cistannofottendo" - agli studi d’architetti rinomati che s’accompagnano con il ministro cittadino onorario (mica solo i medici possono acquisire la cittadinanza di Taranto!), bisogna anteporre un’azione concreta e cadenzata d’interventi da realizzare nei mesi a venire. Un luogo dalla bellezza struggente, uno dei centri storici più originali d’Italia a voler dar retta a Giulio Carlo Argan, è qualcosa di più che un rudere ormai.  E, qualcosa di meno, di molto meno, della parte storica di una città. Tutti i capoluoghi di provincia, nel nostro Paese, hanno recuperato gli spazi dell’identità urbanistico-culturale, della storia locale, tranne Taranto. Qui da noi, quando si è tentato di fare tutto ciò, per poco non arrestavano mezza giunta municipale che, nel frattempo, ci aveva relegato nel dissesto finanziario più imponente della storia repubblicana. Nella desolante rappresentazione plastica di come oggi si presenta l’Isola, se ci pensate, c’è molto del nostro attuale fallimento comunitario.
Lo abbiamo scritto più volte, non abbiamo problemi a ripeterci: il declino tarantino è culturale prim’ancora che economico. Attiene l’alta progettualità, l’orgogliosa applicazione e non qualche – seppur importante – vertenza aziendale. Le bonifiche ambientali non potranno mai attuarsi se, le stesse, non avranno in maniera preliminare riguardato i nostri comportamenti. “Virtù pubbliche, vizi privati”, espressione mai tanto inflazionata, alle nostre latitudini si capovolge nel suo esatto contrario. Quel poco – o molto – che in città vecchia è stato realizzato negli ultimi anni lo si deve al coraggioso tentativo di singoli investitori privati. Quanto alla mano pubblica, niente da fare. Solo proclami. Tante promesse inscenate dal politico di turno, soliti salamelecchi profusi dal tal presidente dell’associazione pinco pallo, smanioso di farsi vedere sottobraccio del ministro cittadino onorario (sempre lui e chi altri, sennò?), pur di coltivare interessi  propri che niente hanno a che fare con il concetto di bene collettivo. Molta fuffa, insomma, e poco altro.

Leo Longanesi diceva, a proposito degli italiani: “Siamo uno strano popolo, sospeso come nessun altro tra l’acqua santa e l’acqua minerale…”. In un mare di parole afone, dunque. Il nostro centro storico, invece, nel mare è calato. Lo attraversa adagiandosi sopra. C’è un’isola nell’isola che non c’è.