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Amiu e Amat: le spine di Melucci

Editoriali di Vincenzo Carriero
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Banco di prova importante quello che attende il sindaco nel Consiglio comunale di lunedi prossimo. Cresce la fronda interna, basta con l'esclusione preventiva dei tarantini nei posti di comando della città. I propositi di Emiliano e quel proclama, l'essere uomo di qualcuno, che rischia di rilevarsi una condanna senza appello

Vicesindaco, assessori, avvocati, società di comunicazione: Taranto è un protettorato barese, ormai. Il luogo dove Big Michele fa e disfa, a suo piacimento, la tela di un potere politico pernicioso e ingordo. Un sottobosco d’incarichi e caselle vuote da riempire costi quel che costi, senza alcuno stile istituzionale. Il vero sindaco è lui, Melucci è una deviazione – inaspettata – della storia. L’errore avallato da una minoranza esigua di cittadini: all’incirca il 15% del cosiddetto elettorato attivo. Non a caso, subito dopo le consultazioni amministrative, lo definimmo un perdente di successo. E, come tutti i perdenti che la memoria passa in rassegna, antepone il potere (gestito da altri, in questo caso) al progetto. E’ un classico nelle compromesse democrazie della nostra epoca: le idee sono poche e, finanche, assai confuse. I prossimi incarichi da dispensare riguardano, nell’ordine, le due maggiori società partecipate dal Comune: Amiu e Amat. Su queste due aziende gli appetiti sono tanti, i pretendenti che dovranno guidarle per gli anni a venire molti di più. Soprattutto per quel che concerne l’impresa deputata alla raccolta e smaltimento dei rifiuti, sarà importante non sbagliare. Il proposito di Big Michele è chiaro da tempo: costruire una sorta di Amiu Puglia, con l’immondizia dell’intera Regione da fare arrivare a Taranto. Il  managment dell’istituenda realtà produttiva, invece, continuerà a restarsene tranquillamente a  Bari. Più che essere furbo “sua larghezza”, siamo noi gli stupidi. Tanto stupidi da non apparire veri. Senza alcun amor proprio, vassalli per vocazione prim’ancora che per opportunità e calcolo strategico.
I propositi coltivati lontano da Taranto questa volta, però, potrebbe non concretizzarsi. Cresce la fronda interna contro Melucci, vissuto da molti consiglieri della sua stessa maggioranza come un corpo estraneo, una sorta di entità impalpabile e assai umorale. Di mesi ne sono passati appena 5 dalla sua elezione, ma sono in tanti già a non poterlo più digerire. Le prime avvisaglie di questo clima mutato potrebbero esserci nella seduta di Consiglio comunale, prevista per lunedì prossimo. In quella occasione bisognerà uniformare gli statuti delle due partecipate al nuovo decreto Madia. Si preannunciano una raffica di emendamenti al testo base. Il gruppo che fa capo a Bitetti, nome quest’ultimo circolato nei giorni scorsi per la presidenza di una delle due società, è pronto a dare battaglia. Basta con l’esclusione preventiva dei tarantini nei posti di comando della città. Melucci rischia l’isolamento, di restare confinato ai margini della sua stessa maggioranza politica. Emiliano se ne servirà sino a quando potrà tornargli utile, dopodiché lo scaricherà in men che non si dica. Sarebbe l’epilogo logico di chi, appena proclamato, volle far sapere in giro di essere l’uomo di qualcuno…