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Mar, Ott

Intesa San Paolo: una banca mecenate, ma non a Taranto

Intesa San Paolo: una banca mecenate, ma non a Taranto

Editoriali di Vincenzo Carriero

L'istituto bancario di Giovanni Bazoli a Roma riceve il premio speciale "Mecenate del XXI secolo" e a Taranto, invece, compone la cordata che si è aggiudicata l'Ilva. In un Sud poco abituato a familiarizzare con il concetto di capitale sociale, forse, sarebbe servito altro. Forse

C’è Intesa e Intesa. Nel senso dell’istituto bancario, San Paolo. C’è modo e modo d’investire parte del proprio patrimonio finanziario, a seconda delle latitudini nelle quali ci si trova. A Taranto, Intesa San Paolo fa parte della cordata – assieme ad Arcelor Mittal e al gruppo Marcegaglia – che si è aggiudicata l’Ilva. A Roma, invece, nella giornata di ieri, il presidente emerito del colosso bancario, Giovanni Bazoli, ha ritirato il premio speciale per i mecenati in Italia. A conferirglielo è stato il capo dello Stato, Sergio Mattarella. Il Progetto Cultura di Intesa San Paolo riguarda il patrimonio storico, artistico, architettonico e archivistico presente sull’intero territorio nazionale. Bravo Bazoli, archetipo della cosiddetta finanza bianca, un intreccio intelligente tra economia e politica, alla base dei successi produttivi nelle regioni del triveneto: serbatoio di voti democristiani, prima dell’irrompere sulla scena della Lega Nord.
Il parallelo non risulti forzato, né critico in maniera pregiudizievole. Ognuno è padrone di scegliere quale traiettoria dare ai propri soldi e quali lidi traguardare. Forse, però, per noi, per una Taranto emblema di un Sud poco abituato a familiarizzare con il concetto di capitale sociale, servirebbe più una funzione da moderni mecenati che non calarsi in operazioni da old economy. Forse, ci permettiamo di suggerire. Forse questo dibattito, quello della valorizzazione culturale e identitaria dei nostri luoghi dimenticati (emblematico lo stato in cui versa la citta vecchia di Taranto!), così caro alla nostra testata, necessiterebbe di approfondimenti ulteriori, di riflessioni ponderate e larghe. E’ compito delle èlite, quelle vere e non quelle presunte, avviare dibattiti del genere. Non serve farsi finanziare il capodanno, quand’anche questa possibilità rispondesse al vero. Non serve elemosinare una sponsorizzazione per eventi-spot. Serve un progetto di massima, una visione alta, una sguardo complessivo inerente il futuro. Un connubio intelligente tra strategia pubblica e sensibilità privata.
L’inconsistenza  culturale di Taranto potrebbe, allora, ripartire proprio da questo interrogativo: perché Intesa San Paolo, nel resto d’Italia vince il premio speciale “Mecenate del XXI secolo” e a Taranto si lascia trascinare in un’operazione disperata: salvare un’industria decotta, attorno alla quale la Storia ha già mandato i titoli di coda?