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Domenica, 16 Dicembre 2018
TARANTO VITTORIOSO PER 1-0 A POMIGLIANO. Prima marcatura in rossoblù per l'attaccante Croce

Ciao, Alessandro

Ciao, Alessandro

Editoriali di Vincenzo Carriero

Perdo un amico, perdiamo un pensatore raffinato dalla scrittura chiara e pedagogica: ambasciatore, nel mondo, di una Taranto diversa e in ritirata: colta, mai banale, affascinata dalle cose belle

Ci siamo sentiti l’ultima volta prima della fine dell’estate, con Alessandro. Era in partenza per la “sua” Albania. Doveva partecipare ad un festival dedicato alla letteratura balcanica. Ragionammo, come spesso accadeva nel corso dei nostri colloqui, di Taranto. Era preoccupato per la piega che poteva prendere la vicenda Ilva, alla luce dei nuovi assetti proprietari delineatisi. Considerava la fabbrica, da intellettuale marxista qual era, non soltanto un luogo di produzione ma emblema ed incrocio storico e dialettico della modernità. Riconduceva il destino della nostra città all’epilogo che avrebbe atteso e accompagnato il siderurgico. Lo angustiava il solco, sempre più profondo nelle nostre società, tra i diritti degli ultimi e i doveri sgraziati in capo ad un’idea padronale della vita - e delle sue diverse sfumature Ricordo che si finiva sempre con il ripartire dalla stessa domanda: cos’è un’idea di sinistra, di questi tempi? Qual è la sinistra alla quale t’ispiri? La divergenza era netta, tra noi due, su questo tema. Il mio liberalsocialismo veniva benevolmente tacciato in chiave elitaria. Di rimando, gli facevo notare che attardarsi su una lettura prevalentemente economica e produttivistica della realtà connotava di conservatorismo nostalgico il suo progressismo. Viene prima la libertà o l’uguaglianza? Le nostre rispettose e divertite dispute, in fondo, differivano su quale ordine d’importanza attribuire ai due sostantivi. Con Alessandro parlavamo di tante cose: di giornalismo, di letteratura, del fenomeno crescente delle mafie in Puglia. Pregevole – e antesignano – a tal proposito un interessante lavoro di alcuni anni fa che egli realizzò sulla criminalità organizzata in Daunia. Gli ho chiesto invano, ripetute volte, d’intercedere presso Goffredo Fofi per un’intervista da poter realizzare con uno dei più grandi critici cinematografici del nostro Paese. Fu Fofi – una sorte di nume tutelare per Alessandro – a portalo a Roma, affidandogli la vicedirezione di quella bellissima rivista che fu Lo Straniero. Già, Lo straniero: proprio come l’opera di un pensatore che tanto amavamo e sul quale ci ritrovavamo spesso a discutere: Albert Camus. Con Alessandro ci conoscemmo una decina di anni fa. All’epoca dirigevo la Voce del Popolo dei fratelli Rizzo, gli chiesi una mano. Viveva già lontano da Taranto. Fu entusiasta dell’opportunità che volli offrirgli, mi ringraziava spesso per quel nostro fortunato – e avvincente – incontro. Mi chiedeva, delle volte, come facessi a portare avanti un quotidiano e una web tv come CosmoPolis di questi tempi. “La raccolta pubblicitaria cala sempre più e Taranto è una città difficile”, ripeteva. Mi sembra quasi di ascoltarlo con quella sua voce timida e ferma, al tempo stesso.
Mi mancherai, Alessandro. Mi mancherà la tua scrittura chiara, il tuo girovagare per il mondo da ambasciatore raffinato di una Taranto diversa e in ritirata: colta, mai banale, affascinata dalle cose belle. Mi mancherà il tuo punto di vista e la possibilità di confrontaci su “temi alti”, come amavi definirli. Non volermene se resterò in attesa di una tua telefonata anche per il futuro. Se tarderà ad arrivare, capirò. Sarai stato sicuramente impegnato in qualche festival, presentazione di libri, a raccontare le tue idee. Le stesse che hanno il dono di sopravviverci.