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Mar, Ott

Che bravo, Big Michele

Che bravo, Big Michele

Editoriali di Vincenzo Carriero

Si ricorda soltanto adesso Emiliano dei bambini dei Tamburi, solo ora che ha deciso d'impugnare il Piano Ambientale su Ilva predisposto dal Governo? Quando, invece, licenziò il suo nuovo modello di sanità pugliese si sarà distratto. Presidente, da queste parti, aspettiamo ancora che s'istituisca un reparto di Pediatria oncologica...

Siamo in campagna elettorale, ormai. E, come spesso capita in queste situazioni, pur di conseguire un voto in più del proprio dirimpettaio – avversario o compagno di partito, fa lo stesso – tutto diviene lecito. Anche l’indicibile, anche il moralmente opinabile. Tutto, poi, finisce con l’essere riconducibile a Taranto: bacino elettorale e cartina di tornasole dei molteplici malanni che attraversano il nostro Paese. Una sorta di microcosmo dove mettere le mani, rovistare qua e là, garantirsi il solito quarto d’ora di notorietà e poi sparire a gambe levate. Big Michele, il presidente delle Puglie alle cime di rapa, è maestro assoluto in questa particolare arte. Quale? Quella di soffiare sul fuoco delle sofferenze altrui pur di strappare qualche titolo sui giornali e far parlare di sé per alcuni giorni. L’ultima sua trovata, impugnare il Piano Ambientale di Ilva predisposto dal Governo, cos’altro è se non l’ennesima impuntatura populista? Si può realmente pensare di governare una regione importante, dare un senso al dramma sanitario e produttivo di Taranto, a suoni di soli slogan? Affermare che prima delle ragioni dell’impresa vengono i bisogni dei bambini del quartiere Tamburi, caro Emiliano, è una verità talmente lapalissiana che non andrebbe ribadita a seconda di necessità altre. Sa perché? Perché alto è il rischio di cadere nella banalizzazione strumentale, nel mero calcolo politico, nella disputa becera e triviale. Le colpe dello Stato su Taranto non sono inferiori alle sue. Siete le due facce della stessa medaglia! Emblemi di una politica che ha fallito, inadeguata, arruffona, titolare di interessi particolaristici. Avremmo apprezzato che, ai bambini del quartiere Tamburi, ai bambini di Taranto, lei avesse pensato per tempo. E, invece, quando predispose quell’aborto che lei – e i suoi insulsi servitori politici (dalla nostra provincia, gliene abbiamo offerti tanti!) – continua a chiamare Piano di Riordino Ospedaliero, di quegli stessi bambini se ne dimenticò. Si aspetta invano ancora l’istituzione di un reparto di Pediatria oncologica da queste parti, vero dottoressa Moschetti? Quando decise di chiudere ospedali e Pronto Soccorsi nel tarantino, che fine avevano fatto le ragioni dei nostri bambini ai quali lei dice di tenere tanto? Ascolti noi, presidente. Conduca la sua battaglia politica contro Renzi, contro Gentiloni, contro Calenda, contro chi cavolo vuole, ma smetta di offendere la nostra intelligenza. C’è un punto di non ritorno, qualsiasi cosa si compia nella vita: lei lo ha superato da tempo.